Dec 112012
 

Brandon Paul, uno dei segreti della partenza sparata di illinois

THUMBS UP: MICHIGAN

Probabilmente neanche coach Beilein si sarebbe immaginato di aver per le mani una classe di freshman tra le più sottovalutate della nazione, con l’innamoramento verso Mitch McGary scemato sempre di più mano a manco che ci si avvicinava alla nuova stagione, con Glenn Robinson III più celebrato per essere il figlio di Big Dog che come giocatore di basket, con Nik Stauskas scambiato per un walk-on qualsiasi.

Ed invece proprio questi 3 sono il grande segreto della partenza dei Wolverines, a quota 9 vinte e 0 perse nel momento in cui scriviamo, dando grande profondità ad un roster che ne aveva un gran bisogno dopo aver perso Stu Douglass e Zack Novak.

Stauskas probabilmente è la sorpresa più limpida: 13.7 punti a partita con il 61% (sì, sessantuno) da 3. Perfetto killer da mettere accanto a Trey Burke, sempre in crescita costante per controllo e scelte di gioco, e Tim Hardaway Jr, che così gode di minori attenzioni aumentando la sua pericolosità offensiva.

Il calendario ora diventa agevole e non è difficile che arrivi alla grande sfida contro Ohio State (13 gennaio) con la casella delle sconfitte ancora immacolata.

 

THUMBS DOWN: WASHINGTON

Sì, sono andati via Tony Wroten e Terrence Ross che nell’ultimo anno sono stati quasi tutto il rendimento offensivo degli Huskies, ma in pochi avrebbero pensato che la squadra di Romar avrebbe sofferto così tanto sin dalle prime partite della stagione.

C’è poco da dire su CJ Wilcox, tornato dopo un anno ai box per infortunio, che si sta mettendo sulle spalle gran parte dell’attacco, ma Abdul Gaddy sembra ancora lontano dal confermare tutte le ottime cose che si dicevano su di lui ai tempi del recruit, e Aziz N’Diaye dietro è veramente troppo solo.

Le sconfitte contro Albany, Colorado State e Nevada parlano da sole.

 

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Dec 042012
 

Erick Green, uno dei protagonisti di questo inizio di stagione

Cambia il formato di HoopsFocus trasformando il solito elenco settimanale dei fatti in una specie di borsino della settimana in cui cercheremo comunque di elencare i fatti salienti ed i soliti consigli sulla visione alla fine.

Settimana bella piena tra sorprese, conferme e delusioni, con il confronto tra ACC e Big Ten conclusosi in parità ma che ha sollevato delle questioni sicuramente interessanti, come appunto la forza della Conference di Indiana & Co. Che questa settimana si trova ben 5 squadre nel ranking.

 

THUMBS UP: DUKE

Chi aveva paura che la squadra di questa stagione fosse troppo poco talentuosa per entrare tra le favorite al taglio della retina finale forse non conosce bene Mike Krzyzewski.
Questa composizione di squadra permette all’ormai ex-coach di Team USA di usare al meglio tutte le qualità di cui dispone questo roster senza andare a cercare possessi “speciali” per giocatori come Austin Rivers lo scorso anno, ed il percorso immacolato in uno dei calendari più infernali di questo inizio ne è la miglior dimostrazione.

Abbiamo già parlato della vittoria contro Kentucky, ma in questa settimana i Blue Devils hanno affrontato altre due ambiziose come Ohio State e Louisville ma anche squadre fastidiose quali VCU e Minnesota. 4-0 con prestazioni più che convincenti.

Oltre al già citato Mason Plumlee, sicuramente il miglior giocatore del mese di Novembre, che continua a confermare quanto di buono visto nelle prime sfide, va sottolineato l’apporto di Quinn Cook, ottimo nella vittoria contro i Buckeyes di Aaron Craft, il miglior difensore sugli esterni della nazione.
Ora il calendario è in discesa fino all’inizio della ACC, dove si troverà immediatamente North Carolina State, ma fino a quel momento sarà difficile vedere K ed i suoi ragazzi uscire dalle prime posizioni del ranking

 

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Oct 302012
 

Può essere la stagione di LeBryan Nash dopo un primo anno di alti e bassi?

La Big 12 è un’altra conference alla ricerca di una dimensione nuova, dopo che negli ultimi anni ci sono stati diversi cambi tra i suoi membri (fuori prima Colorado e Nebraska, poi Missouri e Texas A&M, dentro TCU e West Virginia), lasciando la conference a “soli” 10 membri.

A livello organizzativo ciò comporta che quest’anno si giocherà (per la prima volta dopo tanto tempo) un girone “all’italiana” di andata e ritorno tra tutti i partecipanti per giungere alla quota fatidica di 18 partite giocate.

Sul campo sarà la solita lotta del tutti contro Kansas: i Jayhawks hanno vinto la regular season (da soli o a pari merito) in ogni stagione dal 2005 ed il torneo in 5 delle ultime 7 edizioni ed anche quest’anno puntano a fare la voce grosse.

Dietro c’è un gruppo di squadre interessanti che devono però provare di essere in grado di reggere la pressione e di poter portare alto il nome della conference anche al torneo.

 

D’gy Preseason POY: Le’Bryan Nash (F, Oklahoma State)

D’gy Preseason DPOY: Jeff Withey (C, Kansas)

D’gy Preseason ROY: Marcus Smart (G, Oklahoma State)

D’gy Preseason 1st team: Pierre Jackson (G, Baylor), Rodney McGruder (G, Kansas State), Le’Bryan Nash (F, Oklahoma State), Isaiah Austin (F/C, Baylor) Jeff Withey (C, Kansas)

D’gy Preseason 2nd team: Myck Kabongo (G, Texas), Marcus Smart (G, Oklahoma State), Travis Releford (F, Kansas), Jordan Tolbert (F, Texas Tech), Aaric Murray (F, West Virginia)

D’gy Preseason 3rd team: Eliajh Johnson (G, Kansas), Steven Pledger (G, Oklahoma), Ben McLemore (G/F, Kansas), Deniz Kilicli (F, West Virginia), Jordan Henriquez (F/C, Kansas State)

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Apr 052012
 

Terzo ed ultimo approfondimento su come i prospetti abbiano variato il loro stock dopo le tre gare di Final Four, fondamentali perché ancor più del Torneo NCAA l’attenzione mediatica è alle stelle ed un passo falso rischia di essere fatale per le quotazioni.

Poche sorprese, visto anche l’alto livello di talento visto a New Orleans, ma qualche sorpresa in vista delle prossime stagioni.

 

CHI SALE

Michael Kidd-Gilchrist (SF – Kentucky)

Il ragazzo era già sulla bocca di tanti, ancor prima della Final Four, per la grande stagione disputata sotto Calipari , il quale ne ha fatto il leader designato di questa squadra sin dai primi allenamenti nonostante fosse uno dei più giovani della squadra (il più “piccolo” dopo Kyle Wiltjer che lo batte di pochi mesi).

Il motivo è semplice ed anche facilmente intuibile guardando le 38 partite disputate quest’anno dal prodotto del New Jersey: il ragazzo è un vincente nato, uno di quei rari giocatori che ti fanno la differenza solo con la presenza in campo e che riesce a trascinare anche il resto dei suoi compagni nel suo stato di forma. Il tutto ad appena 18 anni.

Non ha il potenziale di altri giocatori della sua età, ma è pronto da subito, è un gran lavoratore e, soprattutto, quel carattere non lo insegni.

 

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