Jul 132012
 

In un momento in cui la pallacanestro oltreoceano targata Nba inizia a formare le squadre per la prossima stagione, la Summer League è una delle poche attrazioni di basket giocato che attirano l’attenzione di tutto il mondo.

Nonostante il livello cestistico non altissimo, non è solo interessante vedere come si comportano i rookie appena scelti dalle varie franchigie, ma anche come alcuni giocatori cercano di conquistarsi la possibilità di far parte del roster dei 15 che andranno a cominciare il prossimo anno.

Andiamo a vedere cosa è successo ad Orlando, prima tappa della manifestazione che ora si sposta verso la meta più affascinante, Las Vegas.

 

Jared Sullinger

BOSTON CELTICS (4-1)

Riflettori puntati sui due rookie Jared Sullinger e Fab Melo ovviamente.

Il primo ha offerto delle solide prove a rimbalzo e in attacco, dove ha mostrato i grandi miglioramenti nel tiro realizzando molti jumper dal post, dalla media e soprattutto dalla lunga distanza. Ha provato qualche soluzione mettendo palla a terra ma si è notato che è una novità nel suo gioco, mentre spalle a canestro ha sofferto la differente verticalità rispetto all’ambito collegiale, fa bene quindi a provare ad espandere il suo gioco.

Melo invece ha mantenuto le promesse… sulla sua discontinuità nel gioco. Molto acerbo mentalmente, ha acceso e spento a piacimento e questo non ha certo incontrato il benestare dello staff dei verdi. Una cura Garnett in questo caso sembra necessaria.

Ha fatto un’impressione migliore il terzo rookie preso, Kris Joseph, autore di buonissime prove offensive dove è riuscito a segnare in diversi modi contribuendo anche a rimbalzo. Deve migliorare il gioco off-the-ball, necessario per rendere al fianco di Rondo.

Male JaJuan Johnson, apparso ancora poco pronto per il piano di sopra, soffrendo la fisicità e mostrando pochi miglioramenti rispetto al suo anno da rookie.

 

Continue reading »

May 312012
 

Quarto appuntamento con l’analisi ruolo per ruolo dei prospetti del prossimo Draft Nba.

Questa volta tocca alle alle power forward, i 4, ruolo che a livello di talento regala buone soluzioni anche se con le dovute controindicazioni. Le caratteristiche dei prospetti sono comunque molto varie e questo permette alle squadre che hanno il need in ala forte di scegliere tra varie possibilità.

Potevamo inserire anche la consensous #1 Anthony Davis, ma abbiamo deciso di valutare l’ultimo ruolo da lui occupato, ovvero quello di centro.

 

1. THOMAS ROBINSON (Kansas)

La (triste) storia della sua vita ormai è conosciuta ai più, quest’anno Robinson ha dimostrato che di interessante non ha solo quella vicenda, ma anche un talento ed una forza in campo tale da renderlo uno dei migliori giocatori della stagione collegiale.

Ha portato i suoi Jayhawks alla finale da vero e proprio leader, ha mostrato di saper fare il passo avanti necessario nel momento in cui i gemelli Morris hanno lasciato il campus di Lawrence verso la NBA ed è esploso come iuno dei migliori prospetti, spinto dalla grande grinta e dai grandi miglioramenti tecnici fatti.

Quello che attira di Robinson è sicuramente la personalità con cui gioca, un combattente sotto le plance, un vero e proprio trascinatore che sa abbinare forza fisica, il solido atletismo e buona conoscenza dei fondamentali, e quest’ultima caratteristica le rende anche malleabile per una crescita futura.

Probabilmente dovrà lavorare sull’adattamento del suo gioco in Nba, ma quello che non manca è sicuramente la voglia di lavorare e migliorarsi.

 

Continue reading »

Apr 052012
 

Terzo ed ultimo approfondimento su come i prospetti abbiano variato il loro stock dopo le tre gare di Final Four, fondamentali perché ancor più del Torneo NCAA l’attenzione mediatica è alle stelle ed un passo falso rischia di essere fatale per le quotazioni.

Poche sorprese, visto anche l’alto livello di talento visto a New Orleans, ma qualche sorpresa in vista delle prossime stagioni.

 

CHI SALE

Michael Kidd-Gilchrist (SF – Kentucky)

Il ragazzo era già sulla bocca di tanti, ancor prima della Final Four, per la grande stagione disputata sotto Calipari , il quale ne ha fatto il leader designato di questa squadra sin dai primi allenamenti nonostante fosse uno dei più giovani della squadra (il più “piccolo” dopo Kyle Wiltjer che lo batte di pochi mesi).

Il motivo è semplice ed anche facilmente intuibile guardando le 38 partite disputate quest’anno dal prodotto del New Jersey: il ragazzo è un vincente nato, uno di quei rari giocatori che ti fanno la differenza solo con la presenza in campo e che riesce a trascinare anche il resto dei suoi compagni nel suo stato di forma. Il tutto ad appena 18 anni.

Non ha il potenziale di altri giocatori della sua età, ma è pronto da subito, è un gran lavoratore e, soprattutto, quel carattere non lo insegni.

 

Continue reading »

Mar 312012
 

Ruolo: PF
Altezza: 206 cm
Peso: 120 kg
College: Ohio State
Class: Sophomore
Data di Nascita: 04/03/1992
Best Case Scenario: Luis Scola
Worst Case Scenario: Glen Davis

-

Pro:

  • Grande connubio tecnico-fisico. Alla potente struttura abbina infatti una grande preparazione sui fondamentali, merce rara tra i freshmen
  • Nonostante sia molto potente, è anche molto veloce nei movimenti laterali e ciò lo aiuta molto nei pressi del canestro
  • Mani invidiabili per tocco ma anche forza, molto efficaci nei pressi del canestro
  • Ottimo gioco spalle a canestro, dove sa prendere posizione condizionando quella del difensore, ma gioca molto bene anche fronte a canestro grazie ad un jumper affidabile
  • Rimbalzista dominante, anche qui sfruttando molto il posizionamento
  • Intelligente, difficilmente in attacco prende decisioni affrettate

-

Contro:

  • Da valutare in ambito collegiale o almeno a confronto con gente di pari-stazza
  • Non uno dei migliori atleti del lotto, gioca molto sotto il ferro
  • Tende ad assimilare peso facilmente e ciò si ripercuote sulla sua autonomia in campo
  • Rivedibilissimo in difesa, non usa la stessa concentrazione come nella parte offensiva

 

Continue reading »

Mar 142012
 

Jared Sullinger e i Buckeyes hanno un'occasione d'oro

La favorita. Ohio State

Stagione travagliata per i Buckeyes: qualche sconfitta di troppo, un’armata che ha patito oltremodo i guai fisici del suo giocatore migliore, ma che allo stesso tempo ha sfruttato l’occasione per trovare in Buford e Thomas valide alternative per quanto riguarda la fase realizzativa e in Craft una point guard di livello assoluto. Il loro status nel bracket è logicamente cambiato a seguito della vicenda che ha privato Syracuse di Melo per il Torneo, relegando gli Orange ad un ruolo di outsider.

Li vedo abbastanza tranquilli fino alle Sweet 16, dove se dovessero incontrare Florida State potrebbe venir fuori una gran partita a livello di agonismo, magari non spettacolare ma sicuramente intensa. Se Sullinger è sempre quello visto nel torneo Big 10 possono andare per il bersaglio grosso.

 

Continue reading »

Feb 032012
 

    Jared Sullinger, leader dei Buckeyes

  • Tra le squadre che occupano le parti alte del ranking ce n’è una di cui si parla troppo poco in relazione alla grande stagione che sta disputando. Sarà perchè non è una novità, oppure perchè comunque non a quei risultati esaltanti da permettergli la prima pagina, ma Ohio State sta giocando una grande stagione e purtroppo in pochi lo stanno mettendo in risalto.
    Forse è colpa delle tre sconfitte, unica ad averne tra le top5 assieme a North Carolina, ma se guardiamo in quali situazioni sono avvenute possiamo anche comprendere come siano accettabili.
    Tre sconfitte in trasferta: una avvenuta alla Phog Allen Fieldhouse dove Kansas mantiene ancora l’imbattibilità, e senza avere a roster Jared Sullinger; una alla Assembly Hall di Indiana, altro terreno non facile, ma soprattutto picco degli Hoosiers che da quel momento lì si sarebbero sciolti al sole; l’ultima avvenuta sempre ad un’altra Assembly Hall, quella di Champaign, Illinois dove i Fightin’Illini hanno trovato una gara sui generis, tirando con il 60% da tre con un Brandon Paul da 43 punti.

    Ostacoli che comunque non mettono a repentaglio la valutazione delle gare fin qui giocate dai Buckeyes, dove Thad Matta ha messo in campo tutta la forza dei suoi ragazzi.
    Anche Jared Sullinger, ripresosi dai problemi fisici di inizio stagione, sta consolidando la sua candidatura come Player Of the Year molto sottovoce ma con prestazioni continue e soprattutto con miglioramenti sostanziali nel suo gioco. Infatti si inizia a vedere un pò più difesa e soprattutto una maggiore autonomia e mobilità, segno che la dieta da Subway (sì, avete capito bene, Subway) che gli ha fatto perdere più di 10 chili sta dando i suoi effetti.

    Inoltre c’è da premiare anche quanto fatto dal supporting cast capitanato dal discontinuo ma sempre pericoloso William Buford, secondo violino della squadra, dalla versatilità offensiva di DeShaun Thomas, che al suo secondo anno non ha paura di prendersi responsabilità in attacco, da Aaron Craft, il miglior playmaker della BigTen con Trey Burke e difensore meraviglioso, e da un gruppetto di giocatori che danno tanto per la causa come Lenzelle Smith, Even Ravenel ed il freshman salterino Sam Thompson.

    Dopo aver battuto Michigan, diretta concorrente per il titolo di Conference, ora per Matta & Co. inizia un periodo fondamentale per mantenere il primo posto, a partire dalla sfida al Kohl Center contro quella Wisconsin che lo scorso anno, proprio in casa, tolse l’imbattibilità a Ohio State per poi proseguire contro Michigan State. E chissà che quel ranking finalmente non sorrida ai Buckeyes…

  •   Continue reading »

Dec 152011
 

    L'esultanza di Fred Glass, Athletic Director degli Hoosiers

  • L’avevamo detto che ad Indiana si partiva con un certo ottimismo, ma neanche il tifoso più positivo avrebbe pensato ad un tale epilogo per la partita di sabato scorso contro la numero 1 del ranking, Kentucky.
    Una vittoria convincente che porta sulla bocca di media ed appassionati una squadra che era da molto tempo che non assaggiava palcoscenici del genere, e soprttutto non viveva emozioni del genere.
    La storia della partita potrebbe essere come tante altre viste all’interno di un campionato collegiale, solo che di storie così non ne hai mai abbastanza perchè racchiude tutta l’essenza e la tensione del gioco.
    Partita sempre punto a punto, ma la sensazione che UK la possa portare a casa grazie all’enorme quantità di talento a disposizione è reale e lo è fino a 5.6 secondi alla fine quando Doron Lamb segna il libero che regala il +2 per la squadra di Calipari. Le facce dei fans accorsi a Bloomington parlano da sole: facce tese, mangiate dall’attesa e da una possibile delusione dopo una partita giocata così bene. Rimessa Hoosiers, palla a Verdell Jones che si fa tutto il campo, prende un intelligentissimo blocco da Cody Zeller (ripeto: occhio, questo è il fratello buono) e dopo aver catalizzato tutta la difesa degli Wildcats in area scarica per un Christian Watford libero dietro l’arco che si erige ad eroe nazionale con la tripla sulla sirena.
    Esplode la passione dell’Indiana: la panchina corre ad abbracciare Watford calpestando il povero Darius Miller, arrivato in aiuto sul tiratore dopo un clamoroso buco difensivo di Teague; la folla esplode e piena letteralmente la Assembly Hall; tifosi in festa anche nelle loro case e nei pub. Non sto inventando, c’è un meraviglioso video in rete che testimonia il tutto.
    Tom Crean e gli Hoosiers stanno vivendo un gran momento, imbattuti e belli da vedere, meritano tutte le attenzioni di cui stanno godendo e questa settimana hanno fatto anche la prima presenza nel ranking, sperando di rimanerci il più a lungo possibile.
    Per Kentucky un brutto stop dopo la bella vittoria con North Carolina, ma l’inesperienza (vedi Teague) ed i continui alti e bassi (vedi un abulico Terrence Jones) sono costati la numero 1, ora occupata da Syracuse. Per Calipari l’unica nota positiva l’ha dal solito Michael Kidd-Gilchrist, autore ancora una volta di una grande partita…. e il borsino del draft sale.
  •   Continue reading »

Oct 262011
 

Graditi ed inaspettati ritorni, giocatori con esperienza, allenatori dal grande senso tattico e tanto talento.

La Big Ten di quest’anno si prospetta molto competitiva e probabilmente sarà una conference da seguire assiduamente a causa di un grande equilibrio che coinvolge le squadre sotto Ohio State. La squadra di Thad Matta infatti sembra avere qualcosa in più rispetto agli altri atenei, ma occhio anche a Bo Ryan ed alla sua Wisconsin.

Anche qui c’è una novità, con l’entrata di Nebraska che ha molto più significato in ambito di College Football ma che anche in questa disciplina potrebbe creare scompiglio per quelle università che verso gennaio si troveranno on the bubble.

Come sempre, andiamo a vedere le squadre nello specifico.

Continue reading »

May 132011
 

L’8 maggio si è chiuso il termine per gli underclassmen (ovvero i giocatori che non hanno ancora portato a termine i 4 anni di college) ed europei nati dopo il 1989 con una lista di 57 giocatori che tentano anticipatamente il salto verso la Nba.

Un numero molto minore rispetto agli 81 che si sono dichiarati lo scorso anno di questi tempi ma lo spauracchio del lockout ha inciso molto su queste decisioni e molti giocatori tra cui anche prospetti quotati molto in alto hanno preferito aspettare un ulteriore anno prima di tentare la carriera Pro.

In vista della Draft Lottery del 17 maggio, dove la situazione dei pick inizierà un pò a chiarirsi, guardiamo chi ha fatto la scelta giusta nel tentare l’avventura quest’anno e chi invece poteva agire diversamente.
Continue reading »

Mar 282011
 
  • Ogni anno una favola, è per questo che sono sempre più sicuro che questo è il mese più bello dell’anno dal punto di vista sportivo.

    Dopo la Butler dello scorso anno e la George Mason del 2006, è la volta di Virginia Commonwealth, college con sede a Richmond che fino a due settimane fa aveva come massimo risultato l’upset ottenuto ai danni della ben più quotata Duke nel torneo 2007 grazie al buzzer del play, ora agli Oklahoma City Thunder, Eric Maynor.

    Diciamo che ultimamente ha alzato discretamente il tiro, arrivando al torneo con la seed numero 11, la più bassa dai tempi appunto di George Mason che approdò alle Final Four con lo stesso seed. Al contrario però dei compagni di Colonial, i Rams hanno raggiunto l’evento finale vincendo 5 partite contro squadre delle Power Conference, passando su USC (Pac10), Georgetown (BigEast), Purdue (Big Ten), Florida State (ACC) e la #1 Kansas (Big12).

    Il tutto adattandosi in maniera impressionante ad ogni avversaria, mostrando una versatilità tecnico-tattica incredibile per una midmajor.

    Probabilmente sono ripetitivo, ma molto merito a coach Shaka Smart, una bellissima sorpresa tra i giovani coach.

  • Continue reading »