Mar 212013
 
Victor Oladipo, uno dei protagonisti di questa March Madness

Victor Oladipo, uno dei protagonisti di questa March Madness

La March Madness ovviamente va a braccetto con i discorsi sul prossimo NBA Draft, visto che i maggiori prospetti della nazione verranno sdoganati a livello non solo nazionale, ma internazionale. Ed è proprio per questo che le prestazioni da qui al prossimo 8 aprile avranno un valore doppio.

Noi vi indichiamo i 20 prospetti più interessanti da seguire, suddivisi per Regions, e quali sono le loro aspettative in vista di giugno.

 

MIDWEST REGION

Gorgui Dieng (C – Louisville) – Il suo nome gira dallo scorso anno, quando fu protagonista della grande cavalcata dei Cardinals fino alla Final Four. Quest’anno diventa un prospetto per il draft automaticamente, ha già 23 anni e nonostante sia grezzissimo in attacco, in difesa può essere un fattore. Caccia al primo giro.

Marcus Smart (PG – Oklahoma State) – Freshman dell’anno, maturità incredibile per un ragazzo di appena 19 anni ed una combinazione fisico-mentale che fa impazzire gli scout del piano di sopra. E’ già una top5 sicura per il prossimo draft, ma un buon Torneo potrebbe inserirlo definitivamente tra i papabili per la numero 1.

LeBryan Nash (SF – Oklahoma State) – Eterno incompiuto, fisico Nba-ready muscoloso, potenziale per essere una scelta da lottery (e oltre) ma testa che viaggia a modo suo, troppo discontinuo e si porta dietro un ego gigantesco. Un Torneo fatto bene potrebbe rilanciarlo ai piedi della lottery, ma il profilo è già quello usato in passato con Lance Stephenson.

Doug McDermott (F – Creighton) – Amatissimo dagli appassionati per la sua incredibile versatilità offensiva, la capacità di far canestro in ogni modo possibile in un fisico normale. Ecco, il fisico normale è un problema per la Nba, così come lo è il fatto che Creighton giochi esclusivamente per lui e che a volte si prenda spazi non suoi. Qui lo può fare, in Nba no, ed è per questo che anche lui si gioca una scelta al primo giro.

Mason Plumlee (FC – Duke) – Il sentimento di odio/amore da parte dei tifosi Blue Devils spiega bene uno dei suoi principali difetti: gioca bene quando la squadra gira, buca le partite quando ci si aspetta qualcosa di più. E per Duke, squadra che vive e muore con il tiro da 3, il suo contributo offensivo interno è fondamentale per avanzare nel Torneo. E il draft-stock è molto sensibile a questo tipo di partite per questi tipi di giocatore.

 

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Mar 082013
 

url-4Altezza:196 cm
Peso:88 kg
Ruolo: SG
College: Kansas
Classe: Freshman
Data di nascita: 11/02/1993
NBA Comparison: Ray Allen (versione Milwaukee Bucks)

 

 

Pro:

  • Talento offensivo 5 stelle, capace di segnare in più modi senza richiedere troppa palla in mano ma adeguandosi allo stile di gioco della squadra
  • Atleta esplosivo ed elettrizzante, veloce di piedi e dotato di un grande equilibrio del corpo
  • Meccanica di tiro efficace, molto bella da vedere e con aspetti che possono essere ancora migliorati
  • Potenziale per diventare una stella, ha margini di miglioramenti in ogni sfumatura del suo gioco
  • Capacità per diventare un buon difensore grazie a lunghe braccia (207 cm di wingspan) ed al buon uso dei piedi
  • Ragazzo che vive per il basket, gym rat e gran lavoratore
  • Ottimo teammate, riesce ad essere efficiente in attacco senza fossilizzare il pallone, altruista

Contro:

  • Ball-handling che non gli permette di essere molto efficace in isolamento o nei p&r, problemi a cambiare direzione durante la penetrazione
  • Poca consistenza della difesa sulla palla, si perde in piccoli particolari che però evidenziano grande lacune
  • Non ha ancora continuità di rendimento, molto ondivago soprattutto se c’è poco riposo tra le partite
  • Discontinuo anche nell’aggressività, manca di killer istinct?

 

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Feb 142013
 
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Nerlens Noel aiutato dai compagni dopo il brutto infortunio

Thumbs Up: MICHIGAN STATE

Non ne parla mai nessuno della squadra di Izzo fino a Marzo, rimane sempre sottotraccia nascosta dalla solita affermazione “non ha gli uomini per arrivare fino in fondo”. E sempre come ogni anno tale frase viene sbugiardata in questo periodo dopo che si dà un’occhiata accurata al calendario.

Finora gli Spartans hanno perso 4 partite: la prima stagionale contro UConn nel bunker tedesco, contro la Miami che sta facendo strabuzzare gli occhi tutta la nazione, contro Minnesota nel loro miglior periodo di forma e contro Indiana. 4 sconfitte avvenute tutte lontane da East Lansing tutte comprensibili e mai surclassati in modo netto.

Fuori da queste Michigan State fa paura per il ruolino di marcia mantenuto fino ad ora, tutto maturato grazie alla grande crescita di Keith Appling, all’ottimo inserimento negli schemi offensivi di Gary Harris, alla mole sottocanestro del duo Nix-Payne e dalla strepitosa energia di Branden Dawson, tornato alla grande dal brutto infortunio occorso la scorsa stagione.

Tutti burattini in mano a Izzo, che ancora una volta dimostra di essere un vero genio del gioco.

 

Thumbs Down: MICHIGAN

Tra le ultime vittime di Izzo e degli Spartans salta agli occhi la presenza di Michigan, non tanto per la singola L subita dalla squadra che fino a due settimane fa occupava la numero uno del ranking AP, ma per il passivo.
Abbiamo appena detto che East Lansing non è terreno fertile per vittorie fuori le mura amiche, ma il 75-52 finale ha chiaramente fatto suonare i campanelli di allarme in casa Beilein, soprattutto se consideriamo la settimana infernale appena passata, con 3 sconfitte nelle ultime 4 partite.

Uno dei campanelli di allarme porta il nome di Glenn Robinson III. Se pensate che il rookie wall riguardi solo i newcomers in Nba, ecco un bell’esempio sul come succede anche in ambito collegiale, con un freshman che dopo un inizio devastante inizia a fare fatica.

Robinson è il vero metronomo di Michigan come dimostrano anche le prestazioni nelle sconfitte: rispettivamente 2, 4 e ancora 2 punti per un complessivo 4/16 al tiro. Poco per quella che dovrebbe essere la terza opzione offensiva degli Wolverines.

 

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Dec 112012
 

Brandon Paul, uno dei segreti della partenza sparata di illinois

THUMBS UP: MICHIGAN

Probabilmente neanche coach Beilein si sarebbe immaginato di aver per le mani una classe di freshman tra le più sottovalutate della nazione, con l’innamoramento verso Mitch McGary scemato sempre di più mano a manco che ci si avvicinava alla nuova stagione, con Glenn Robinson III più celebrato per essere il figlio di Big Dog che come giocatore di basket, con Nik Stauskas scambiato per un walk-on qualsiasi.

Ed invece proprio questi 3 sono il grande segreto della partenza dei Wolverines, a quota 9 vinte e 0 perse nel momento in cui scriviamo, dando grande profondità ad un roster che ne aveva un gran bisogno dopo aver perso Stu Douglass e Zack Novak.

Stauskas probabilmente è la sorpresa più limpida: 13.7 punti a partita con il 61% (sì, sessantuno) da 3. Perfetto killer da mettere accanto a Trey Burke, sempre in crescita costante per controllo e scelte di gioco, e Tim Hardaway Jr, che così gode di minori attenzioni aumentando la sua pericolosità offensiva.

Il calendario ora diventa agevole e non è difficile che arrivi alla grande sfida contro Ohio State (13 gennaio) con la casella delle sconfitte ancora immacolata.

 

THUMBS DOWN: WASHINGTON

Sì, sono andati via Tony Wroten e Terrence Ross che nell’ultimo anno sono stati quasi tutto il rendimento offensivo degli Huskies, ma in pochi avrebbero pensato che la squadra di Romar avrebbe sofferto così tanto sin dalle prime partite della stagione.

C’è poco da dire su CJ Wilcox, tornato dopo un anno ai box per infortunio, che si sta mettendo sulle spalle gran parte dell’attacco, ma Abdul Gaddy sembra ancora lontano dal confermare tutte le ottime cose che si dicevano su di lui ai tempi del recruit, e Aziz N’Diaye dietro è veramente troppo solo.

Le sconfitte contro Albany, Colorado State e Nevada parlano da sole.

 

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Oct 302012
 

Può essere la stagione di LeBryan Nash dopo un primo anno di alti e bassi?

La Big 12 è un’altra conference alla ricerca di una dimensione nuova, dopo che negli ultimi anni ci sono stati diversi cambi tra i suoi membri (fuori prima Colorado e Nebraska, poi Missouri e Texas A&M, dentro TCU e West Virginia), lasciando la conference a “soli” 10 membri.

A livello organizzativo ciò comporta che quest’anno si giocherà (per la prima volta dopo tanto tempo) un girone “all’italiana” di andata e ritorno tra tutti i partecipanti per giungere alla quota fatidica di 18 partite giocate.

Sul campo sarà la solita lotta del tutti contro Kansas: i Jayhawks hanno vinto la regular season (da soli o a pari merito) in ogni stagione dal 2005 ed il torneo in 5 delle ultime 7 edizioni ed anche quest’anno puntano a fare la voce grosse.

Dietro c’è un gruppo di squadre interessanti che devono però provare di essere in grado di reggere la pressione e di poter portare alto il nome della conference anche al torneo.

 

D’gy Preseason POY: Le’Bryan Nash (F, Oklahoma State)

D’gy Preseason DPOY: Jeff Withey (C, Kansas)

D’gy Preseason ROY: Marcus Smart (G, Oklahoma State)

D’gy Preseason 1st team: Pierre Jackson (G, Baylor), Rodney McGruder (G, Kansas State), Le’Bryan Nash (F, Oklahoma State), Isaiah Austin (F/C, Baylor) Jeff Withey (C, Kansas)

D’gy Preseason 2nd team: Myck Kabongo (G, Texas), Marcus Smart (G, Oklahoma State), Travis Releford (F, Kansas), Jordan Tolbert (F, Texas Tech), Aaric Murray (F, West Virginia)

D’gy Preseason 3rd team: Eliajh Johnson (G, Kansas), Steven Pledger (G, Oklahoma), Ben McLemore (G/F, Kansas), Deniz Kilicli (F, West Virginia), Jordan Henriquez (F/C, Kansas State)

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