Jul 262012
 

Dopo 10 giorni di partite non-stop dal primo pomeriggio (americano ovviamente) alla sera inoltrata, chiude definitivamente i battenti la Summer League 2012 con la tappa obbligatoria di Las Vegas, sempre suggestiva e sempre più familiare agli addetti ai lavori (Nba e non) in questo periodo dell’anno nonostante lo stop della scorsa edizione a causa del lockout.

Tra il Thomas and Mack Center e il Cox Pavillion, 23 squadre Nba ed una selezione della Lega di Sviluppo, la NBDL, si sono scontrate in un quella che può non essere la miglior pallacanestro che si possa avere (anzi!) ma che rimane una bella vetrina per i rookie appena scelti e quei sophomore da cui ci si aspetta un miglioramento dalla stagione precedente.

 

Harrison Barnes

GOLDEN STATE WARRIORS (5-0)

Riflettori puntati su Harrison Barnes, il quale non ha certo deluso. Nonostante qualche imprecisione al tiro di troppo ha segnato in più modi, dal solito arresto e tiro fulmineo col corpo sempre in equilibrio all’uso più che buono del mid-range game. A fargli eco gli altri due rookie Draymond Green e Festus Ezeli, con il primo che rischia di essere un collante perfetto in una squadra molto talentuosa ed il nigeriano che ha lavorato duramente sotto i tabelloni. La sorpresa è Kent Bazemore, che con l’impatto difensivo e la grande carica energica potrebbe trovare posto a roster per la prossima stagione.

 

CHARLOTTE BOBCATS (4-1)

Regnava un po’ di imbarazzo sulla squadra del North Carolina visto che il quintetto iniziale presentato non discostava molto da quello ufficiale… Michael Kidd-Ghilcrist nell’unica partita in cui ha giocato ha lasciato il segno a 360° con l’efficacia che lo contraddistingue. Buone cose da Jeff Taylor, che sembra fare un po’ scopa con MKG ma ha dimostrato di poter essere pronto sin da subito, e da Kemba Walker che è sembrato molto più paziente e controllato nel gioco a metà campo. Bene anche Bismack Biyombo ancora molto grezzo ma molto più a suo agio con il suo gioco, mentre Byron Mullens ha deluso nella scelta di certi tiri, inspiegabili per un lungo di quelle dimensioni.

 

DALLAS MAVERICKS (4-1)

La Summer League non è certo il miglior luogo dove valutare l’apporto di giocatori quali Jae Crowder e Bernard James, ma comunque i due non hanno certo sfigurato nonostante la natura delle partite non fosse quella dove esaltare le proprie doti. L’ala da Marquette è stata costante al tiro e questa è una gran bella notizia per i texani, James invece è stato essenziale in difesa e a rimbalzo, un bel corpo da mettere accanto a Dirk. Assente l’altra scelta Jared Cunningham per infortunio, Dominique Jones ha preso in mano l’attacco a modo suo, ma non sembra proprio lo stile di gioco adatto per trovare più minuti in squadra.

 

Jeremy Lamb

HOUSTON ROCKETS (4-1)

Una delle squadre più divertenti da ammirare per la quantità di talento a disposizione, soprattutto tra i primo anno. Jeremy Lamb ha mostrato la faccia buona, quella che racchiude il meglio della stagione 2011 con la faccia tosta di quella 2012, segnando a ripetizione da fuori e attaccando il canestro con grande fluidità ed atletismo. Terrence Jones è sempre andato a sfiorare la doppia-doppia giocando una gran Summer League, Royce White ha incantato con la palla in mano (e questo può essere un bene ma anche un male, considerando la difficile collocazione tattica) ed anche Donatas Motiejunas sembra aver convinto lo staff. La ricostruzione di Houston parte da loro e forse pure da Scott Machado che in transizione ha fatto vedere ottime uscite.

 

MILWAUKEE BUCKS (4-1)

Buonissime le prime impressioni su John Henson, che oltre alla grande lunghezza che lo aiuta ad essere decisivo di difesa, ha trovato con continuità il canestro con movimenti offensivi che a UNC aveva solo accennato e che sembrano però sicuri. Doron Lamb ha avuto qualche problema al tiro, ma sembra adattissimo per fare il cambio ad Ellis e Jennings, e Tobias Harris ha mostrato una velocità di piedi che dovrebbe lanciarlo definitivamente come ala piccola.

 

MINNESOTA TIMBERWOLVES (4-1)

Le ultime folate in maglia TWolves di Wes Johnson hanno ancora una volta dimostrato che il ruolo di Derrick Williams non è quello del 3, viste le difficoltà nel fronteggiare gli avversari e il tiro che è distante, molto distante, dall’essere un’arma continua ed affidabile. Ha giocato molto bene Coby Karl ma non sembra adatto alla Nba, così come Robbie Hummell, di cui però ci lasciamo qualche riserva sullo stile di gioco non proprio compatibile con le sue qualità.

 

Damian Lillard

PORTLAND TRAIL BLAZERS (4-1)

Damian Lillard è stato il grande protagonista della manifestazione ed ha in parte sedato i dubbi sulla sua scalata fino alla numero 6. Lillard ha guidato l’attacco dei Blazers rivelandosi pericoloso ad ogni azione, non solo con iniziative personali ma coinvolgendo i compagni nei momenti in cui la difesa trovava l’antidoto alle sue scorribande. Co-Mvp non a caso. Prestazioni solid anche per gli altri due rookie Will Barton e Meyers Leonard. La guardia da Memphis è stato attivo su tutto il fronte offensivo, con e senza palla, il centro contrariamente ha nelle qualità difensive la propria forza, anche se ha mostrato un’ottima rapidità nel tagliare verso canestro nel pick&roll.

 

CLEVELAND CAVALIERS (3-2)

Chi invece i dubbi se li porta ancora dietro dalla notte del Draft è Dion Waiters, impreciso al tiro e discutibile nelle scelte di gioco salvo qualche flash sporadico. Al contrario Tyler Zeller è stato uno dei più positivi in Nevada, ha fatto sfoggio del buon gioco in post ma allo stesso tempo di saper correre il campo come pochi lunghi e di avere un tiro frontale fidato, nonostante non sia il massimo dell’atletismo. Intelligente e dotato di buon posizionamento, ma non si scopre certo oggi. Da Tristan Thompson ci si aspettava qualcosa in più, mentre impressionante il cambiamento fisico di Samardo Samuels, dimagrito e velocizzato, oltre ad aver aumentato notevolmente l’autonomia.

 

MIAMI HEAT (3-2)

La scelta di Justin Hamilton continua ad essere enigmatica, il centro da LSU ha usato al meglio la sua mano morbida ma non sembra adatto per i campioni del mondo uscenti, probabilmente neanche nel breve periodo. Dexter Pittman è stato il migliore della squadra sfruttando il fisico imponente, ma rimangono ancora molte (troppe) domande sull’utilità anche in regular season. Norris Cole ha faticato nel ruolo che aveva a Cleveland State, dimostrandosi calato totalmente nel ruolo che Spoelstra gli ha ritagliato lo scorso anno.

 

Bradley Beal

WASHINGTON WIZARDS (3-2)

Molto bene Bradley Beal, vittima di qualche alto e basso ma totalmente a suo agio in campo su più fronti, al tiro, a rimbalzo e nell’attaccare il canestro, proprio quell’attaccante versatile che sembra mancare agli Wizards. Assieme a lui 3 sophomore dal rendimento alterno: Shelvin Mack è stato il migliore dei tre gestendo al meglio l’attacco nel ruolo di playmaker, Chris Singleton non si è ancora scollato dal ruolo di tweener che lo lascia a metà strada tra carne e pesce e Jan Vesely ha giocato in maniera superficiale, cercando troppe volte la soluzione spettacolare.

 

ATLANTA HAWKS (2-3)

John Jenkins si è rivelato il giocatore che a questi Hawks mancava, ovvero un tiratore letale piedi per terra, in movimento e dal palleggio tale da aprire il campo, situazione che possono sfruttare al meglio Al Horford, Jeff Teague e Josh Smith. Qualche problema per Mike Scott, soprattutto al tiro dalla media, mattonella su cui ci ha costruito la carriera collegiale assieme all’intuito a rimbalzo, ma in una situazione più “libera” potrebbe far male. Segnali positivi da Keith Benson, ancora troppo leggero per la Nba, ma utile per allungare la rotazione dei lunghi negli Hawks.

 

BOSTON CELTICS (2-3)

Estate piena quella dei Celtics, che dopo Orlando hanno preso parte anche alla Summer League dall’altra parte dell’America. Stavolta non benissimo Jared Sullinger, anzi, ha fatto molta fatica al tiro frontale ma anche nelle situazioni spalle a canestro chiudendo con brutte percentuali. A rimbalzo invece la solita solidità grazie al buon posizionamento e tagliafuori. Ancora molto male Fab Melo, acerbissimo, mentre le prestazioni di Dionte Christmas hanno conquistato la dirigenza celtica portandoli a offrirgli un contratto per la prossima stagione.

 

Adam Morrison

LOS ANGELES CLIPPERS (2-3)

L’attrazione principale non poteva che essere la presenza del folkoristico Adam Morrison, alla disperata ricerca di una firma per la prossima stagione. Morrison non ha giocato affatto male, scollinando per ben 3 volte la soglia dei 20 punti, ma rimane sempre quel giocatore monotematico che fuori dai punti a referto, di cui bisogna anche pesarne l’importanza, non dà altro alla squadra. Presente Eric Bledsoe che non ha forzato ma ha cercato di calarsi nel ruolo di distributore di gioco destando ottime impressioni.

 

MEMPHIS GRIZZLIES (2-3)

L’altro Co-Mvp di Vegas è stato Josh Selby che ha messo in campo tutte gli incredibili istinti realizzativi segnando da tutte le parti del campo con una varietà di soluzioni pazzesche, il problema rimane quello della sua funzionalità in un contesto di squadra. Anche Tony Wroten, che ha esaltato i presenti con alcune giocate, lascia un retrogusto amaro nel chiedersi se riuscirà ad essere anche concreto con quello stile di gioco molto appariscente. Chi ha messo una bella candidatura sul piatto è Deon Thompson, lungo solido che potrebbe sfruttare al meglio la cessione di Cunningham per sperare in un posto nella squadra.

 

PHOENIX SUNS (2-3)

Dopo aver saltato la prima partita a causa del contratto non ancora firmato, Kendall Marshall ha preso parte alle partite precedenti mostrando una grande difficoltà al tiro, ma servendo i compagni nel migliore dei modi con tempi e soluzioni invidiabili. Qualche palla persa, ma è da rivalutare in un contesto più avanzato tatticamente. Markieff Morris è stato una costante, c’entrava poco uno col suo pedigree dopo aver giocato minuti importnati nella scorsa stagione, per un lungo alla Summer League fa tutta la differenza del mondo.

 

Thomas Robinson

SACRAMENTO KINGS (2-3)

Thomas Robinson non ha disputato delle grandi partite a Vegas, cercando di dimostrare movimenti e soluzioni che non sono, al momento, nel suo arsenale sfruttando la poca importanza delle sfide in questione. Il gusto della competitività rimane nel sangue comunque, come dimostra la partita contro Boston quando si è trovato di fronte Jared Sullinger (15 e 16 rimbalzi). Lampi di Jimmer Fredette nonostante per lui si prospetti un’altra stagione tutt’altro che semplice, vista l’acquisizione di Aaron Brooks in un backcourt già affollato, in cui ha ricordato il perché di tanta attenzione nei suoi confronti. Qualche possibilità per l’elettrizzante Tony Mitchell, ala con qualche problema caratteriale ma dall’energia inesauribile e dall’atletismo sopra la media.

 

SAN ANTONIO SPURS (2-3)

Lo stesso discorso fatto per Markieff Morris va fatto anche per Kawhi Leonard, dominatore nelle sole due partite giocate. Buoni segnali da parte di Cory Joseph che pare aver fatto tesoro dell’anno di “tirocinio” ritrovandolo migliorato su tanti aspetti tra cui il tiro e il coinvolgimento dei compagni, molto più paziente e riflessivo nella scelta delle situazioni. Male invece James Anderson in attacco, mentre in difesa si è visto impegno e concentrazione. Pochi minuti per il rookie Marcus Denmon.

 

TORONTO RAPTORS (2-3)

Se il buongiorno si vede dal mattino… Terrence Ross sembra una gran bella scelta alla numero 8. Lo swingman proveniente da Washington ha fatto onde sin dalla prima partita abbinando ad un tiro mortifero che si può prendere in più modi, un atletismo importante nel gioco in transizione. Insomma, un perfetto complemento (i più maligni dicono anche sostituto) di Derozan. Ed Davis positivo, ma solitamente a questo livello talenti come lui hanno la meglio ma trovano difficoltà nella fisicità durante la stagione regolare. Quincy Acy è rimasto abbastanza anonimo, mentre Chris Wright può mettersi in ballo nella nuova stagione grazie alla grande energia che sprigiona in campo.

 

Jimmy Butler

CHICAGO BULLS (1-4)

Due giocatori su tutti hanno destato buone impressioni ai presenti, e non stiamo parlando di Marquis Teague, un po’ in difficoltà quando doveva diminuire i ritmi. Jimmy Butler è ad un tiro da 3 affidabile dal guadagnarsi minuti importanti nelle rotazioni dei piccoli, dopo aver messo sul parquet una buona dimensione offensiva ed un grande impegno difensivo, il tutto contornato dall’atletismo che lo contraddistingue sin dall’università. L’altro nome è quello di Malcolm Thomas, autore di 4 doppie-doppie su 5 uscite, lungo filiforme e saltatore sempre attivo sotto i tabelloni e in difesa. Su di lui ora si sono fiondate altre squadre Nba per offrirgli un garantito per l’anno prossimo.

 

DENVER NUGGETS (1-4)

Non fatevi fuorviare dal record, i Nuggets sono stati una delle squadre più interessanti da vedere, a cominciare dalla presenza di Kenneth Faried, animalesco come al solito in area, e di Justin Hamilton, rifiorito con un po’ più di responsabilità in attacco. Il francese Evan Fournier sembrava come al solito muoversi su un tapis-roulant per l’eleganza con cui gioca, ma deve perfezionare tiro e velocità per raccogliere minuti significanti fin da subito. L’altra scelta, Quincy Miller, ha giocato con aggressività ma ha fatto notare quanto sia un prospetto ancora molto lontano da un utilizzo costante in stagione regolare.

 

NEW ORLEANS HORNETS (1-4)

Senza Anthony Davis, impegnato con il Team USA nella preparazioni per le imminenti Olimpiadi, il protagonista era Austin Rivers che però nelle due partite giocate ha mostrato più lacune che pregi. Grossa difficoltà nel trovare una continuità nel tiro e nel coinvolgimento dei compagni, aspetti su cui Monty Williams dovrà lavorare duramente. Buone notizie da Lance Thomas, che oltre alla presenza a rimbalzo ha fatto vedere grandi miglioramenti nel tiro frontale, buona aggiunta per un giocatore che fa del lavoro sporco il proprio credo. Per Darius Miller, un collante che lavora molto sulle carenze della squadra per arrivare alla vittoria, non crediamo sia stato il contesto giusto per elevare le proprie qualità.

 

Christian Eyenga

LOS ANGELES LAKERS (1-4)

Squadra di un livello basso anche per la Summer League, costruita male nonostante la presenza di buoni giocatori. Quelli che si son messi più in luce sono sicuramente Christan Eyenga, che ha fatto vedere ottime cose anche dal punto di vista atletico, e Darius Miller che il prossimo anno ptrà imparare dalle sapienti mani di Steve Nash. Male Darius Johnson-Odom e altalenante Robert Sacre, ma nessuno dei due a Vegas è sembrato adatto per ottenere dei minuti.

 

NEW YORK KNICKS (0-5)

Anche in questo caso la squadra lasciava molto a desiderare e nessuno di quelli scesi in campo con la maglia di New York sembra avere delle chances per una buona carriera Nba. L’unico a dare buone indicazioni è Jerome Jordan, 7 piedi mobile e dalla buona mano che potrebbe conquistarsi un posto a roster, infatti dopo esser stato scambiato a Houston è stato subito ripreso nel momento in cui i Rockets l’hanno tagliato dopo la trade.

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