Europei U20 – Girone D

 

Alen Omic

Prepelic ma non solo: il girone D di Domzale, nella prima fase degli Europei Under 20, hanno messo in mostra diversi talenti. Restando ai padroni di casa, il più interessante dopo la guardia di Maribor si è rivelato Alen Omic, settepiedi con skills interessantissime: il baricentro basso gli permette infatti una miglior agilità nei movimenti rispetto ai pariruolo, le mani enormi e morbide lo hanno reso pressoché immarcabile per Italia, Svezia e Lituania. Ha sfiorato i 20 di media tirando oltre il 62%, usando un buon semigancio e sfruttando soprattutto quanto creato dagli esterni sloveni: servito in movimento sul pick and roll è stato illegale. Che rimanga a Lasko dopo questi Europei è un’utopia.

Con lui, interessante tutta la batteria di lunghi, dal 4 tiratore del Geoplin Slovan Marko Pajic, che ha risolto il match con la Svezia e che ha fatto vedere di saper andare molto bene a rimbalzo d’attacco, ai più gregari Dimec (da Lasko) e Morina, scuola Olimpja Ljubjana.

Menzione anche per il piccolo play Luka Rupnik, che ha avuto la sua miglior partita contro l’Italia (13 e 5 assist), ma che in generale è piaciuto per come ha saputo tenere le redini di una squadra con tanta qualità: il regista del Geoplin è velocissimo ed ha ottimi istinti, specie da passatore, la taglia è il punto di domanda più grosso.

 

Awudu Abass

Però, pur priva dei pezzi migliori come Gentile, Della Valle o Lombardi, ha messo in mostra giovani interessanti. Quello che ne esce più ingigantito è sicuramente Awudu Abass: l’esterno di Cantù ha avuto grande impatto giocando più da 4 tattico in un quintetto molto piccolo che da ala piccola, il ruolo che sarà chiamato a ricoprire un domani. S’è scoperto miglior rimbalzista degli azzurri e buon terminale dall’arco dei tre punti, dimenticandosi un po’ del proprio efficace arresto e tiro, che tornerà a sfruttare quando giocherà da 3.

Andrea Traini sembrava quasi messo nel dimenticatoio, dopo i primi lampi in serie A e poi la discesa a Recanati, chiuso dal mercato della Scavolini: ‘Cacu’ ha fatto vedere ancora una volta di avere personalità da vendere per guidare una squadra, e soprattutto di saper leggere molto bene le situazioni in campo. Pochi sanno allungare o accorciare il passo d’entrata in base alla reazione della difesa, chiudere in controtempo cercando il contatto, in rovesciato perché quella è la miglior soluzione, o scegliere quando punire dall’arco gli adeguamenti sui giochi a due. Lui, penalizzato dalla taglia fisica e dalla poca verticalità, in questo eccelle.

Al contrario, Marco Laganà s’è messo in mostra per il suo talento di 1vs1 ma lasciando qualche dubbio sulle sue scelte, specie al tiro da fuori: il biellese ha un primo passo velocissimo, carica di falli gli avversari, ma gli manca ancora qualcosa (leggi anche forza fisica nella parte superiore del corpo) per essere un finisher di alto livello. Il talento c’è e si vede, va incanalato, intanto un punto a suo favore è sicuramente quello della ‘presenza’ in campo: Laganà è spesso quello che arriva primo su un pallone vagante, o su un rimbalzo offensivo nella terra di nessuno. Marco Ceron è esploso contro la Lituania, con una prova da 29 punti e 6 triple: il talento della Reyer ha un pulizia ed un eleganza cestistica che hanno pochi altri esterni a questo livello, ma sembra legato molto alle percentuali di tiro. Quando entrano e prende confidenza, allora riesce ad attaccare con grande efficacia anche in avvicinamento.

Chiudiamo con Amedeo Tessitori, l’unico 1994 della spedizione azzurra: il toscano della Virtus Siena, tra Lituania e Svezia ha messo in mostra tutto il suo potenziale, che è quello di un lungo bidimensionale e con piedi buoni per giocare a basket. La tecnica in post basso non gli manca, il giro sul perno e l’uso delle finte sono buone, e se è ben servito sui giochi a due (come avveniva con Traini). Il punto di domanda, su di lui, è fisico: non sembra avere le qualità atletiche per diventare un 4 di alto livello, probabilmente gli basterebbero 5 cm in più per diventare un centro di alto livello. Menzione obbligata per Gabriele Spizzichini: dopo Traini è il miglior ‘lettore’ degli azzurri, non ha grande talento offensivo ma le doti di difensore e la determinazione con cui gioca possono essere sufficienti, insieme alla possibilità di spenderlo qualche minuto da play, a farne un buon giocatore di serie A.

 

 

Vitenys Cizauskas

Chi è rimasto un po’ al di sotto delle attese, a livello di singoli, è la Lituania orfana di Valanciunas. Che, va detto, quando si è messa a pressare a tutto campo ha piazzato dei parzialoni. Il migliore tra quelli visti a Domzale è risultato il mancinone Edgaras Ulanovas, ala piccola dal fisico già cesellato che sta tirando col 60% da tre. Non pulitissimo come attaccante, ma più efficace dei Vytenis Cizauskas (che come lui proviene dal Baltai Kaunas) e Dovydas Redikas: tra i due torelli lituani, chi ha destato miglior impressione è quello del Lietuvos Rytas, che oltre ad una faccia da 30enne si è mostrato un po’ più completo, come attaccante e difensore. Cizauskas s’è fatto preferire invece come tiratore, rivelandosi molto solido come rimbalzista difensivo grazie ad un fisico davvero compatto.

 

Chiudiamo con gli svedesi, che hanno messo in mostra il tiratore Marcus Eriksson del Barcelona, grande protagonista all’esordio con la Lituania con 30 punti e 6/10 da tre e poi leggermente calato, e il ben noto Viktor Gaddefors, fisicamente quasi un uomo in mezzo ai bambini da esterno, bravo a sfruttare il vantaggio fisico ed a portare a casa anche due doppie doppie. Dopo aver rotto il ghiaccio con Avellino, è pronto a maggiori responsabilità. Bene anche l’altro virtussino, il 1993 Jonathan Person, che ha buona fisicità ed arresto e tiro ma rimane soprattutto una scoring point più che un regista vero e proprio.

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Michele Talamazzi

Nato a Cremona nel giugno dell’82, giusto in tempo per vincere i Mondiali di Spagna, nonostante questa premessa scopre in un solo anno di scuola calcio di essere negato con la palla fra i piedi. Non che con l’arancia in mano lasci il segno, piuttosto avviene il contrario: dall’età di 8 anni, quindi, pratica e segue pallacanestro di ogni livello o quasi. Nel ’92 scocca la scintilla per la Benetton Treviso, nel ’94 quella per i Golden State Warriors, l’anno seguente tocca finalmente al mondo NCAA. Per quale squadra? UCLA, ovviamente, e con essa scatta anche la venerazione a vita per Mr. Toby Bailey, in onore del quale quando gioca veste il 12. Ancora a caccia della Laurea in Scienze della Comunicazione, dal 2001 collabora per il quotidiano La Provincia di Cremona, dal 2006 è giornalista pubblicista e inizia a seguire le sorti della Vanoli (dal 2009 anche per Gazzetta.it): il ritorno di una squadra di Cremona tra i ‘pro’ non fa altro che rafforzare la sua curiosità verso il mondo universitario americano, ritenendo la conoscenza dei collegiali che sbarcheranno in Europa tanto affascinante quanto quelli più fortunati che giocheranno in ‘The League’.

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