Europei U20 – La Slovenia ha il suo Klemen-Boy

Klemen Prepelic è stato il grande protagonista della prima tre giorni di Europeo Under 20, o almeno di quella dei gruppi C e D di stanza a Domzale.

Che poi il piccolo paesino a nord di Ljubjana da 13mila cittadini (il primo dei quali, Toni Dragar, così califfo da offrirci da bere) e con l’unico ristorante pressoché chiuso alle dieci di sera, da un paio d’anni sarebbe anche la casa del talento di Maribor. Con l’Helios Prepelic ha assaggiato la Telemach League, il campionato sloveno, l’Eurochallenge e l’Adriatic League: a dargli definitivamente le chiavi della squadra è stato il santone della scuola slovena, Zmago Sagadin, tornato in panchina dopo un lungo anno sabbatico con il doppio incarico di allenare anche questa promettente Under 20.

Sagadin è anche il motivo per cui Prepelic, dopo aver bypassato l’idea forse un po’ avventata di dichiararsi al draft NBA, potrebbe anche rimandare lo sbarco oltreconfine nonostante gli estimatori non manchino: i rumors li mettono infatti ancora in coppia, una quindicina di chilometri più in là, pronti a rilanciare le sorti dell’Olimpja Ljubjana.

Prepelic, dunque. Classe 1992, listato 194 cm ma verosimilmente qualcosa meno, è il talento più cristallino tra i tanti passati davanti ai nostri occhi nello scorso fine settimana. Ha giocato praticamente sempre da guardia accanto a Rupnik (ne parleremo nel secondo outlook su Domzale) o Span, ma come esterno se non ha il cosiddetto ‘total package’, poco ci manca. Può battere l’uomo, sa come finire attaccando il canestro (anche se ha mostrato poco l’arresto e tiro), può costruirsi il tiro dal palleggio e sa farlo anche ben oltre l’arco dei 3 punti.

Per uno con questo talento palla in mano, ciò che più fa specie è la grande capacità e voglia di correre come un matto sui blocchi, cambiando direzione più volte e passando spalla a spalla, in modo da liberarsi il jumper o il catch-and-shoot dalla linea dei 6.75. I connotati sono quelli di una guardia realizzatrice con tutte le skills al posto giusto. Però è giusto sgombrare ogni dubbio e cercare anche i peli nell’uovo.

L’altezza, la fisicità e la verticalità sono da guardia per l’Europa, da point guard se vuole avere un futuro oltreoceano. Ammettendo che non prenderà più centimetri, valutarlo da scoring point è altrettanto entusiasmante: basti pensare che Domzale, tutto il suo talento è esploso nella terza partita, quella contro la Lituania, dove ha scritto 20 con 11 assist pur non agendo da regista puro.

Chiamato a giocare con continuità il pick and roll con lunghi di alto livello per questa rassegna, ha mostrato ottime doti di passatore interno sui giochi a due (meno nel pescare l’uomo libero sul lato debole), ed ancor di più ha fatto vedere di saper prendere spesso le decisioni giuste all’ultimo momento, trovando quasi sempre lo scarico per il lungo quando i lituani intasavano il centro area contro il suo uno contro uno. Gestire i ritmi di una partita e tenere una squadra in mano è un’altra cosa, ma intanto Prepelic ha mostrato buona propensione a coinvolgere i compagni, che non sembrano avere problemi a lasciargli prendere qualche licenza offensiva fuori dalla righe.

Il carattere, in alcuni scouting report ed anche da qualche addetto ai lavori, viene indicato come un potenziale punto a suo sfavore. Poco aggressivo, anche mentalmente, viene scritto. Che in difesa non sia uno da mordere le caviglie, ok, ma a quell’età e con quel talento, sarebbe forse preoccupante il contrario. Noi l’abbiamo visto per la prima volta a Domzale, però in un contesto dove sicuramente aveva anche maggior pressione sulle proprie spalle rispetto a quando vestiva la maglia dell’Helios. Presentato per primo in barba alla numerazione, acclamato dal suo pubblico, contro l’Italia ha forzato qualcosa di troppo da oltre l’arco, contro la Lituania è stato semplicemente perfetto dal punto di vista dell’interpretazione della gara.

Ci ha ricordato il vecchio prototipo del giocatore di talento della scuola slava, in costante dialogo con gli arbitri ad ogni pausa ma mai senza esagerare. E con una voglia di primeggiare, sugli avversari e sull’avversario, propria solo dei grandi campioni. L’aneddoto è quello di metà terzo quarto con la Lituania: il suo lay-up in transizione, un po’ sufficiente, viene cancellato dal ritorno di Redikas, che lo stoppa e lo punzecchia verbalmente. Prepelic non batte ciglio, si incarica della rimessa dal fondo, serve Omic in angolo e va a prendersi il consegnato per la tripla. Tre, sulle braccia protese di Redikas.

Combo-guard, nativo di Maribor, il numero 7 sulle spalle: la comparison scontata è quella con Sani-Boy, che ricorda per la capacità di giocare efficacemente nei due ruoli e per la pulizia dei movimenti. Più fisico e atletico (ma non ai livelli di un Dragic, per restare nel mazzo sloveno), con più punti nelle mani ma ovviamente meno visione di gioco rispetto a Becirovic, che non è dato sapere che tipo di giocatore sarebbe potuto diventato con le ginocchia sane. Le stimmate sono quelle del campione, a Ljubjana sperano possa prendere il volo da lì.

Come Sani-Boy, più di Sani-Boy.

 

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Michele Talamazzi

Nato a Cremona nel giugno dell’82, giusto in tempo per vincere i Mondiali di Spagna, nonostante questa premessa scopre in un solo anno di scuola calcio di essere negato con la palla fra i piedi. Non che con l’arancia in mano lasci il segno, piuttosto avviene il contrario: dall’età di 8 anni, quindi, pratica e segue pallacanestro di ogni livello o quasi. Nel ’92 scocca la scintilla per la Benetton Treviso, nel ’94 quella per i Golden State Warriors, l’anno seguente tocca finalmente al mondo NCAA. Per quale squadra? UCLA, ovviamente, e con essa scatta anche la venerazione a vita per Mr. Toby Bailey, in onore del quale quando gioca veste il 12. Ancora a caccia della Laurea in Scienze della Comunicazione, dal 2001 collabora per il quotidiano La Provincia di Cremona, dal 2006 è giornalista pubblicista e inizia a seguire le sorti della Vanoli (dal 2009 anche per Gazzetta.it): il ritorno di una squadra di Cremona tra i ‘pro’ non fa altro che rafforzare la sua curiosità verso il mondo universitario americano, ritenendo la conoscenza dei collegiali che sbarcheranno in Europa tanto affascinante quanto quelli più fortunati che giocheranno in ‘The League’.

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