Jun 302012
 

Perry Jones III è il candidato più credibile allo Steal Of The Draft

Il Draft 2012 si potrà ricordare come uno dei meno prevedibili mai stati, segno della grande profondità che regalava quest’anno in ogni ruolo e di un’incredibile quantità di talento mano a mano che il registro delle chiamate si completava.

Si sapeva che per ogni scelta, numero uno esclusa, ci sarebbero stati comunque 2/3 nomi da valutare, ma difficilmente ci si aspettava alcune di queste pick, le quali hanno rovinato una grandissima parte dei mock draft compilati in tutte le parti del mondo, da esperti e non.

Andiamo a vedere chi sembra aver preso i giocatori giusti e chi invece poteva far meglio, ricordando che a questo indirizzo potete vedere il quadro completo del Draft con le relative schede fatti da Draftology.


WINNERS

 

GOLDEN STATE WARRIORS: Harrison Barnes (#7), Festus Ezeli (#30), Draymond Green (#35), Ognjen Kuzmic (#52)
Probabilmente la squadra che si merita la palma del vincitore dopo la nottata e che se ne esce più rinforzata rispetto alle altre. Hanno sfruttato a pieno la discutibile scelta di Dion Waiters alla 4 prendendosi Harrison Barnes che aumenta ancora di più la pericolosità perimetrale della squadra, hanno aggiunto Ezeli per preventivare i possibili problemi fisici di Bogut e con Green hanno una point-forward in modo da permettere a Stephen Curry di giocare anche dei minuti senza palla. Scelte intelligenti e sicure.

 

BOSTON CELTICS: Jared Sullinger (#20), Fab Melo (#21), Kris Joseph (#51)
Anche loro hanno approfittato della scelte precedenti che hanno lasciato scendere Jared Sullinger fino al loro punto, dando così loro la possibilità di inserire fin da subito in frontline un giocatore che porta qualche dubbio dal punto di vista fisico, ma dal grande talento. In più con la scelta successiva sono andati sul brasiliano Melo, un centro intimidatorio che serve come il pane, ed al secondo giro con Kris Joseph aggiungono atletismo nel reparto esterni.

 

PORTLAND TRAIL BLAZERS: Damian Lillard (#6), Meyers Leonard (#11), Will Barton (#40)
Le scelte fatte sono rischiose, soprattutto quella di Lillard, ma hanno riempito i tasselli mancanti del roster con giocatori dalle caratteristiche perfette per le carenze della franchigia. Lillard può essere il realizzatore per far dimenticare la brutta annata con Felton, Leonard difensivamente è un ottimo complemento di Aldridge e Barton rischia di essere una steal importante nel ruolo di guardia.

 

MILWAUKEE BUCKS: John Henson (#14), Doron Lamb (#42)
Henson era una scelta naturale in quella posizione, può riservare qualche dubbio dal punto di vista offensivo una coppia con Samuel Dalembert, ma questo potrebbe portarlo a lavorare in maniera specifica sul gioco in attacco. La vera magata può essere la scelta di Doron Lamb alla 42, giocatore dotato di attributi che può cambiare sia Jennings che Ellis mantenendo alto il livello di pericolosità perimetrale. Sperando che nella città di Fonzie sia arrivato il momento del tanto inaspettato step successivo.

 

OKLAHOMA CITY THUNDER: Perry Jones III (#28)
Una squadra che quest’anno è andata in Finale si becca uno dei giocatori più talentuosi di questo draft. Il tutto senza scambi. Esce tutta la scuola Spurs di Presti, che probabilmente conosceva bene la fonte che urlava ai problemi alle ginocchia del prodotto di Baylor. Rapina a mano armata.

 

LOSERS

 

CLEVELAND CAVALIERS: Dion Waiters (#4), Tyler Zeller (#17)
Lasciando stare la scelta di Zeller che con Tristan Thompson potrebbe formare una coppia ben assortita nei pressi del canestro, la chiamata di Dion Waiters lascia a dir poco perplessi. La guardia di Syracuse ha giocato una grande stagione da sesto uomo designato (più alta pick per un giocatore che non ha mai giocato un minuto da titolare in Ncaa), scalando le posizioni continuamente, soprattutto dopo aver rifiutato workout ed interviste (anche dei Cavs) a seguito di una promessa che però è sempre sembrato uno smokescreen ben fatto. Se fa bene la mossa può essere geniale, ma in caso contrario le conseguenze rischiano di essere più che negative, viso il materiale presente a quella posizione.

 

HOUSTON ROCKETS: Jeremy Lamb (#12), Royce White (#16), Terrence Jones (#18)
Houston abbiamo un problema… caratteriale. A giudicarle dal punto di vista della qualità dei giocatori il draft dei Rockets potrebbe sembrare anche accettabile, ma poi valuti dei fattori che portano a far ricredere. Prima di tutto il fattore mentale dei giocatori scelti, tutti conosciuti per avere dei caratteri tutt’altro che semplici, poi anche la questione dei ruoli, considerando l’affollamento nel ruolo di ala. Si sapeva che avrebbero cercato elementi per poi presentarsi pronti a qualsiasi trade, ma così rischiano di rimanere non poco imbrigliati.

 

DENVER NUGGETS: Evan Fournier (#20), Quincy Miller (#38), Izzet Turkylmaz (#50)
Il francese alla 20 e Miller alla 38 non sono assolutamente brutte scelte, ma in una franchigia che necessita di punti nei pressi del canestro gli obiettivi potevano essere differenti, soprattutto se notiamo chi c’era disponibile al momento della prima scelta (Sullinger, Moutrie, Perry Jones). Miller invece è un prospetto da aspettare, ma per ora senza tanti spazi a causa della presenza di Chandler e Gallinari; Turkylmaz ha ben figurato all’Adidas Eurocamp, ma è ancora da vedere se la NBA per lui può essere un obiettivo concreto…

 

INDIANA PACERS: Miles Plumlee (#26), Orlando Johnson (#36)
Ancora in molti si chiedono il motivo di una tale scalata da parte di Miles Plumlee fino alla 26, giocatore dal grande atletismo ed abnegazione ma dalle caratteristiche molto modeste per il salto nella Lega. Un’attrazione comunque  c’è, negli allenamenti contro Hansbrough si rischia la conta dei morti vista l’intensità dei due e il dualismo sulla provenienza (Duke per Miles, UNC per Tyler). Johnson potrebbe salvare il banco, ma l’amaro potrebbe rimanere ugualmente

 

QUALCHE DUBBIO SU…

 

CHICAGO BULLS: Marquis Teague (#29)
A quel punto Tegue era uno di quelli che più si avvicinava al best player available, quindi già questo la rende in parte giusta, ma sarà fondamentale come evolverà nel ruolo, vista che comunque Rose tornerà verso gennaio. Il dubbio nasce dal fatto che può essere un ottimo backup, molto simile all’Mvp 2011, ma non sembra avere aspetti del gioco per conviverci assieme. E’ tutto nelle mani di Thibodeau

 

NEW ORLEANS HORNETS: Anthony Davis (#1), Austin Rivers (#10), Darius Miller (#46)
Alla 1 una scelta non facile…. di più, ma con la 10 sono andati sulle qualità realizzative incredibili di Austin Rivers che sulle quelle di passaggio di Kendall Marshall. Scelta che può pagare i dividendi in futuro ma che comunque non sembra adatta alla composizione di squadra odierna. La fiducia comunque è tutta dalla parte di Monty Williams, che pare esser stato il vero fattore nella virata verso il figlio di Doc.

 

 

  2 Responses to “Nba Draft 2012: Winners & Losers”

  1. Non sono totalmente d’accordo su Houston, se riescono a far rigare dritto quei tre ne vedremo delle belle.

    • Su quello nessun dubbio, il talento a disposizione è tanto.
      Però mi sembrano tanto scelte da asset, da inserire in possibili trade e non sulle reali necessità di squadra

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