May 242012
 

Secondo appuntamento con l’analisi dei migliori giocatori del draft ruolo per ruolo ed ovviamente stavolta ad essere presi in esame sono le guardie, una delle posizioni più talentuose di questa classe dove si può pescare bene anche a seconda delle esigenze della squadra e del roster che si ha a disposizione.

E attenzione soprattutto alla profondità nel ruolo, dove nel giusto contesto potrebbero rivelarsi innesti importanti anche giocatori presi addirittura a tardo secondo giro.

 

1. BRADLEY BEAL (Florida)

Nonostante una partenza di stagione non certo indimenticabile come apporto effettivo sulla partita (non statistico visto che già dalle prime cifre scollinava tranquillamente la doppia cifra), il freshman da Saint Louis è riuscito col tempo ad abituarsi al tipo di gioco collegiale ed a capire come riuscire ad essere più produttivo anche nelle piccole cose.

Ed è così, dopo un gran Torneo Ncaa che ha confermato tutte le buonissime cose che si dicevano sul suo conto, che Beal arriva al Draft con grande considerazione da parte degli addetti ai lavori, tanto da lanciarlo tra i Top5 prospetti della classe 2012 e tra i migliori prospetti su cui puntare una possibile ricostruzione.

Occhio ai margini di crescita del ragazzo, il quale offre già da ora un’ottima conoscenza dei fondamentali che gli permetterebbe di poter aggiungere varie armi al suo arsenale, come il tiro, caratteristica persa per un periodo per colpa di una crescita repentina che gli ha fatto perdere un po’ di tocco, ma che rimane sicuramente l’aspetto più interessante in un prospetto atletico e dinamico.

 

2. JEREMY LAMB (Connecticut)

Intrigante come pochissimi, dotato di un’apertura alare pazzesca abbinata ad un tiro fluido e sicuro da renderlo difficilmente contestabile, bravissimo a muoversi senza palla, pericoloso sulle linee di passaggio dove usa tutte la lunghezza delle braccia e l’ottimo intuito per fiondarsi sul pallone come un’avvoltoio, potenziale incredibile per caratteristiche fisiche e tecniche.

Lasciandoci alla descrizione tecnica del giocatore potremo tranquillamente parlare di un giocatore che gratta la cima del tabellone, ma Lamb al momento non è neanche il migliore nel ruolo a causa dell’ultimo anno tribolato in cui ha mostrato grandi limiti dal punto di vista mentale, tale da far ricredere in molti sul giocatore incredibilmente efficace visto l’anno precedente sotto l’egemonia di Kemba Walker dove è stato fondamentale per arrivare al titolo Ncaa.

I limiti son venuti fuori nello stesso momento in cui a Lamb sono state affidati palloni e soprattutto grandi responsabilità, visto che nella nuova UConn post-Kemba doveva essere il leader (ruolo che non gli è mai riuscito) ed il primo violino. Rimane comunque un prospetto 5 stelle, soprattutto se gli viene dato il tempo di crescere e di adattarsi al tipo di gioco Nba.

 

3. AUSTIN RIVERS (Duke)

Quella di Rivers è una questione assai spinosa.

Arrivato a Duke come uno dei migliori giocatori provenienti dal liceo, ha sempre mostrato un grande talento dal punto di vista realizzativo, dove riesce a sfruttare un grande bagaglio tecnico che gli permette di segnare dalla lunga distanza, usare il mid-range game avanzato, un rapido primo passo e la buona capacità di saper cocludere al ferro.

Quello che però è saltato all’occhio è stato una specie di difficoltà nel saper coinvolgere i compagni continuamente, costringendo Coach K probabilmente a rivedere lo spot in cui far giocare il figlio dell’allenatore dei Celtics, inizialmente progettato per fare la regia.

Lo stesso probelma si riproporrà quasi sicuramente in Nba, dove però dovrà fare anche i conti con una diversa fisicità che probabilmente non gli permetterà di giocare troppi minuti da SG, ovvero il suo ruolo naturale nonostante si siano fatte molte ipotesi sulla possibile conversione in PG o al massimo di combo guard.

Sarà molto interessante vedere dove approderà, perché dopo un’annata tra alti e bassi rischia di scivolare verso la fine della lottery, che vuol dire sì perdita di soldi ma che potrebbe inserirlo in un contesto più adatto alle sue caratteristiche e che potrebbe permettergli di non fargli pesare troppo le aspettative

 

4. DION WAITERS (Syracuse)

Chi ha seguito le vicende di Syracuse (vicende sportive, sia chiaro), non solo durante l’anno ma anche solo negli ultimi tornei, BigEast ed Ncaa, non può non essersi reso conto delle grandi prestazioni che sfornava Waiters, soprattutto quando le partite andavano verso la conclusione.

Se avete in mente l’accezione di sesto uomo, allora c’è poco da descrivere perché Waiters rispecchia totalmente questa figura, uscendo dalla panchina per dare punti istantanei e uno spessore offensivo importante fatto di tiri da oltre l’arco e dalla capacità di crearsi spazio con il difensore anche dal palleggio.

Queste caratteristiche sono importanti perché possono essere traslate senza troppa fatica anche in Nba, dove potrebbe ricoprire lo stesso ruolo avuto agli Orangemen sfruttando anche un corpo che atleticamente e muscolarmente non ha bisogno di grandi adattamenti.

Sia chiaro che probabilmente il suo ruolo potrebbe limitarsi a quello e che difficilmente potrebbe chiedere di più alla sua carriera.

 

5. DORON LAMB (Kentucky)

Un altro giocatore che potrebbe essere un importante aggiunta dal punto di vista tattico è sicuramente Doron Lamb, forse uno dei giocatori meno celebrati nella fabbrica di talenti dei campioni Ncaa di Kentucky.

Lamb non è un giocatore con delle caratteristiche fisiche tecniche predominanti, ma usa una grande intelligenza e versatilità cestistica secondo le esigenze della squadra al momento della partita.

Può occupare per alcuni minuti anche il ruolo di PG senza per forza sfoderare il grande istinto offensivo come ci si aspetta da un ragazzo nato e cresciuto nei playground della Grande Mela e sa soprattutto giocare i minuti delicati con grande personalità.

Nel ruolo, soprattutto dopo che si è spassata la scelta n°20, un giocatore con le sue qualità può essere sicuramente una safe-pick, soprattutto per quelle squadre che necessitano di un tassello immediato per le rotazioni.

 

6. EVAN FOURNIER (Poitiers)

A portare la bandiera del Vecchio Continente quest’anno ci sarà il francese Evan che, dopo un’edizione che ha visto ben 7 europei scelti al primo giro, rischia di essere l’unico overseas ad essere scelto tra i nomi pronunciati dal commissioner David Stern.

Fournier arriva al draft dopo aver attirato tanti occhi interessati all’Hoop Summit dello scorso anno (quest’anno saltato a causa degli impegni con la sua squadra), confermando le ottime aspettative con la buona stagione con Poitiers, dove a 20 anni ha giocato come prima opzione offensiva con risultati più che positivi, come dimostrato anche dal premio come MIP del massimo campionato transalpino.

Fisicamente non sembra ancora pronto per il salto dall’altra parte dell’Oceano già dalla prossima stagione, ma rimane comunque un investimento su cui puntare, considerando il talento naturale del ragazzo e la possibilità di farlo crescere (soprattutto al tiro) con calma in un ambiente che già ne riconosce l’importanza.

 

 

7. JOHN JENKINS (Vanderbilt)

Serve un tiratore? Allora non si può soprassedere sopra il junior di Vanderbilt, che fa del tiro da dietro l’arco il suo vero e proprio punto di forza, non solo in termini di risultato ma anche per il modo in cui si costruisce le conclusioni, sia dal palleggio che usando nel migliore dei modi il gran lavoro che fa tra i blocchi.

Jenkins è un gregario che permette di allungare il campo e di permettere alla squadra molte soluzioni perimetralmente, visto che si affida a belle letture della difesa per sfruttare finte, ma anche per prendere le migliori soluzioni di tiro possibile, ed il 40% da 3 in tre anni di esperienza collegiale è lì a dimostrarlo.

In quanto gregario è chiaramente un giocatore limitato su altri punti di vista, come atletismo, difesa e una carenza di fisica che potrebbe metterlo in difficoltà nel momento in cui cerca di arrivare fino al ferro.

 

SLEEPERS

Lasciando da parte i glue-guy, per cui faremo un pezzo apposito, c’è un prospetto nel ruolo di guardia che potrebbe tranquillamente ambire alle soluzioni soprastanti nel caso si riesca a sfruttare al meglio le grandi caratteristiche che si porta dietro. Stimo parlando di Orlando Johnson (UCSB) che a causa di un college e di una Conference non certo in vista, rischia di essere una delle steal di questo draft per stazza (quasi 2 metri per 95 kg di muscoli), caratteristiche e personalità. Da tenere d’occhio.

Al contrario di Johnson, Will Buford (Ohio State) è un giocatore che è andato in diretta tv per un considerevole numero di volte con i suoi Buckeyes. In 4 anni a Columbus non è mai riuscito a fare quel passo avanti per diventare un top-prospect non solo nel ruolo ma in generale, status che potrebbe essere nelle sue corde. Chissà che in Nba non riesca finalmente a sbloccarsi.

Chi invece ha grande potenziale da esplorare e da sfruttare è Will Barton (Memphis), filiforme esterno con grande attitudine a rimbalzo per il ruolo e una buona dose di imprevedibilità offensiva.

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