Nov 222011
 

In esclusiva per Draftology Amedeo Della Valle (classe ’93 scuola Casale Monferrato), una delle promesse della pallacanestro italiana ed europea, ci racconta la sua esperienza in terra americana presso la prestigiosa Findlay prep., in attesa di sbarcare il prossimo anno nei più importanti palcoscenici NCAA.

 

Amedeo con la maglia della Findlay Prep...

Negli ultimi anni ti sei affermato come uno dei talenti potenzialmente più interessanti della nostra pallacanestro, come dimostrato all’ultimo europeo U18. Cosa ti ha spinto a scegliere gli USA e l’NCAA come percorso di avvicinamento al professionismo?

E’ stata la mia passione e il mio amore verso l’America, sono stato più volte qui d’estate ad allenarmi a Chicago e a Miami e sono sempre rimasto molto contento dell’esperienza. Alla fine ho scelto di venire qui perché penso che sia molto difficile emergere nel periodo attuale in Italia, mentre credo sia più semplice venire fuori, magari allenandosi in maniera diversa, qui in America.

Collegandoci a questo perché proprio la Findlay?

Perché qui sono passati giocatori che tutt’ora giocano in NBA come Tristan Thompson e Cory Joseph, inoltre perché la squadra di quest’anno è progettata per vincere il campionato delle high school. Infine il fatto di allenarsi con i migliori talenti al mondo della mia età, costituisce uno stimolo ed un’opportunità davvero irripetibile.

Come funziona la vita per uno studente-atleta in un istituto di alto livello?

Non è molto diverso dall’Italia sul piano concettuale, diversa è l’organizzazione ed il metodo. Io ho classi dalle 7.45 fino alle 3 del pomeriggio. La mia prima classe la passo in sala pesi, poi durante l’arco della giornata ho altri 4 corsi: Matematica, Inglese, Diritto e Scienze, con il pranzo in mezzo. Subito dopo le 3 iniziano gli allenamenti, ora che siamo nel pieno della stagione, con 3-4 partite a settimana non spingiamo molto, prima della stagione invece gli allenamenti duravano 3 ore-3ore e mezza.  Tutti i giocatori qui hanno una scholarship, quindi facciamo vita comune come una vera squadra, la sera ceniamo a buffet o in un ristorante e dormiamo nei dormitori.

California, Arizona, Georgetown, Utah, Gonzaga, St. Mary’s e Portland,  tutti atenei di DIV I che ti hanno proposto la scholarship, puoi raccontarci come funziona il processo di recruiting visto dall’interno?

I primi contatti sono iniziati con l’Europeo u18, via mail da parte dei coach che mi illustravano le potenzialità del programma e la volontà di offrirmi una scholarship. I contatti avvengono prevalentemente via mail e via posta, ogni giorno ricevo almeno 5 lettere dagli atenei o dai vari trainer in cui mi vengono proposti i vantaggi di scegliere un college piuttosto che un altro, poi due volte alla settimana i coach hanno il diritto di telefonarmi per parlarmi personalmente. Inoltre talvolta degli scout e degli inviati dei vari college presenziano alle nostre partite.

Quando deciderai? Hai già in programma qualche visita?

Più avanti, intanto ho ricevuto altre offerte di scholarship su tutte UCLA, USC e UConn, dopo che ho parlato con Jim Calhoun. Per ora non ho programmato nessuna visita ufficiale, ma in via informale mercoledì andrò a vedere una partita di Arizona. Dovrò scegliere con calma ed attenzione, valutando quale sarà il team che mi darà maggiori possibilità di giocare, visto che sono venuto qui anche per questo. Il team che sceglierò sarà conscio che posso tornare in Europa se il mio adattamento non sarà buono, per cui dovrà spingere molto sulle possibilità di farmi giocare e crescere

...e con quella della nazionale U18

In Europa hai dimostrato di poter giocare tutti e tre i ruoli del backcourt, quale pensi possa essere il tuo ruolo in NCAA?

Qui in america il ruolo di ala piccola non lo posso giocare viste le dimensioni e la statura oltre i due metri delle ali piccole, credo che l’evoluzione del mio gioco passi per il diventare una point guard sicuramente.

 

Puoi raccontarci che differenze hai notato con il gioco Europeo dopo i primi mesi di allenamenti e partite?

Il livello medio qui è altissimo, posso dirti con ragionevole certezza che la mia squadra vincerebbe il campionato europeo u18 se potesse scendere in campo. La fisicità e l’atletismo dei giocatori sono elevatissimi, inoltre si lavora anche nei fondamentali, molti miei compagni hanno un ball handling e delle skill al tiro molto sviluppate. L’unico limite riguarda il gioco, gli aspetti tattici, cosa che riscontro spesso nelle squadre che affrontiamo.

Infine una domanda leggera,  all’NBA ci pensi mai?

Prima degli Europei di quest’anno non ci avevo mai pensato, poi i primi addetti ai lavori che parlavano con mio padre hanno iniziato a ventilare la possibilità di arrivarci. Quando sono venuto in America e qui a Findlay l’ho fatto anche per inseguire questa possibilità. Mi hanno detto che molto probabilmente giocherò l’Hoop Summit quest’anno, e molti dei ragazzi che hanno giocato in questa manifestazione ora giocano in NBA. Per me la strada è ancora lunga, intanto sono qui per crescere e lavorare.

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