Durante il mio soggiorno negli Stati Uniti ho avuto l’opportunità e la fortuna di poter assistere dal vivo alle semifinali del prestigioso NIT, svoltosi nella solita splendida cornice del Madison Square Garden tra il 29 e il 31 marzo.
Il lotto delle 4 partecipanti annoverava diversi team interessanti a cui è sfuggito per un soffio l’invito alla march madness come Colorado, Washington State e Alabama, oltre che un ottimo team da mid-major come Wichita State.
Le atmosfere del college sono davvero uniche, al classico spettacolo che si vede nelle arene NBA si aggiunge una componente amatoriale e genuina che costituisce il vero cuore pulsante dell’universo NCAA. Può capitare infatti di essere seduti fianco a fianco a parenti ed amici dei protagonisti in campo, o addirittura gli stessi giocatori, una situazione impensabile nell’universo delle superstar NBA. Io ho avuto l’occasione di conoscere il gentilissimo JaMychal Green, star di Alabama e giocatore davvero interessante, specie per il mercato europeo.
Il profumo del Pop corn al burro, il suono degli ottoni delle bande, sono tutti frammenti che porterò per sempre con me, testimonianze di un’esperienza davvero indimenticabile.

Nella prima semifinale ho assistito ad un imprevisto blowout subito da Washington State contro Wichita State. Gli shockers hanno annichilito la stella designata dei cougars di Klay Thompson costringendolo a commettere falli prematuri che lo hanno di fatto escluso dalla contesa. Wichita State ha messo in luce un collettivo equilibrato senza individualità di spicco, con una marcata identità tecnico-tattica. Da segnalare, come possibili obiettivi dei team europei, il 7 piedi Garret Stutz e l’ala J.T. Durley, ottimo soprattutto sul piano fisico.
Nella seconda semifinale ha prevalso Alabama 68-66, in una gara dal punteggio serrato e decisa negli ultimi possessi, con Burks a sbagliare il canestro del pareggio a fil di sirena. Proprio Burks, tuttavia, si è messo in luce per le doti fisico-tecniche, tra i diversi giocatori di interesse presenti in campo al MSG.
ALEC BURKS
Il giocatore di Colorado è sicuramente la migliore SG del prossimo draft, forte di una combinazione di stazza e mezzi tecnici di altissimo livello. Durante la sfida contro Alabama Burks ha dimostrato di non essere soltanto un magnifico tiratore, ma anche di saper attaccare il canestro con efficacia, oltre che di essere dotato di una buona propensione al passaggio smarcante.

KLAY THOMPSON
Il figlio dell’ex prima scelta NBA e stella di Washington State non ha certamente brillato nella cornice newyorkese. Pur dimostrando evidenti progressi nella propensione ad attaccare l’anello, Thompson ha sofferto moltissimo la fisicità della difesa messa in piedi da Wichita State, venendo presto escluso dalla gara senza poi trovare il bandolo della matassa. Tale prestazione fa sorgere alcune perplessità sull’adattabilità del giocatore al gioco NBA, anche se la purezza del tiro e la stazza ne fanno sicuramente un giocatore adatto al piano superiore.
JAMYCHAL GREEN
Il leader designato dei crimson tide ha disputato complessivamente un ottimo torneo, dimostrando la buona propensione al gioco perimetrale che lo rende un giocatore dinamico e multidimensionale. Morbido il tocco dalla media, solidi movimenti fronte e spalle a canestro, Green può sicuramente diventare una stella sul mercato europeo, tuttavia, la mancanza di atletismo e la limitata velocità di piedi e negli spostamenti laterali lo rendono forse meno adatto al salto nella NBA.


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