Mar 282011
 
  • Ogni anno una favola, è per questo che sono sempre più sicuro che questo è il mese più bello dell’anno dal punto di vista sportivo.

    Dopo la Butler dello scorso anno e la George Mason del 2006, è la volta di Virginia Commonwealth, college con sede a Richmond che fino a due settimane fa aveva come massimo risultato l’upset ottenuto ai danni della ben più quotata Duke nel torneo 2007 grazie al buzzer del play, ora agli Oklahoma City Thunder, Eric Maynor.

    Diciamo che ultimamente ha alzato discretamente il tiro, arrivando al torneo con la seed numero 11, la più bassa dai tempi appunto di George Mason che approdò alle Final Four con lo stesso seed. Al contrario però dei compagni di Colonial, i Rams hanno raggiunto l’evento finale vincendo 5 partite contro squadre delle Power Conference, passando su USC (Pac10), Georgetown (BigEast), Purdue (Big Ten), Florida State (ACC) e la #1 Kansas (Big12).

    Il tutto adattandosi in maniera impressionante ad ogni avversaria, mostrando una versatilità tecnico-tattica incredibile per una midmajor.

    Probabilmente sono ripetitivo, ma molto merito a coach Shaka Smart, una bellissima sorpresa tra i giovani coach.

  • A proposito di giovani coach e di Final Four, è giusto considerare ancora Butler come una  cinderella?

    Brad Stevens nonostante la partenza di Gordon Hayward ha modellato la squadra in una maniera impressionante, e nonostante sia partito con tanti pronostici contro, ha giocato ogni partita nel suo stile: stando sempre lì appaiati nonostante l’inerzia continui a pendere verso gli avversari.

    Ed è proprio quello che è successo contro Florida, con Macklin che continuava a colpire in vernice (anche se difensivamente ha fatto scelte che hanno pesato molto sul risultato) dando la sensazione di dominare, salvo poi guardare il punteggio e notare che erano al massimo distanziati da 4/5 punti.

    Sanno giocare le partite importanti, questo è appurato.
    Che il secondo sia l’anno buono?

  • La somma delle età di Brad Stevens (34) e Shaka Smart (33) pareggiano quella di Jim Calhoun (68 il prossimo maggio), coach dell’altra finalista Connecticut.
    Quando si dice l’esperienza.
  • Rimanendo nell’ambiente di Storrs e riprendiamo in esame il grande periodo di forma degli Huskies, che continua la striscia vincente a quota 9 dal torneo della BigEast.

    Di Kemba Walker ne abbiamo parlato e sicuramente continueremo a parlarne in futuro, anche in vista nel draft, ma stavolta il palcoscenico è stato rubato dai due freshman di casa a Connecticut, ovvero Jeremy Lamb e Shabazz Napier.

    Lamb lo conosciamo molto bene in quanto si è dimostrato uno dei primo anno più sorprendenti della stagione, senza strafare, ma complementandosi in maniera perfetta con Kemba, mostrando grande conoscenza del gioco e sacrificio difensivo. E proprio quest’ultima caratteristica gli ha permesso nelle Sweet Sixteen di attuare due recuperi importantissimi nel momento topico della partita, tirando ancora fuori il suo lato clutch.

    Napier invece ha viaggiato tutto l’anno sotto coperta uscendo dalla panchina e tornando utile grazie alle buone doti di playmaking e alla possibilità di far giocare Walker anche senza palla sfruttando a pieno le sue qualità realizzative. Nelle Elite8 è stato proprio lui a suonare la riscossa contro una Arizona lanciatissima nei primi minuti, con difesa, recuperi e canestri importanti.

    Ecco, se permettono anche a Kemba di riposarsi….

  • A sfidare Calhoun ci sarà un altro santone della Ncaa, ovvero John Calipari, allenatore di Kentucky e non molto amato dal sottoscritto per i suoi personalissimi metodi di reclutamento.

    Quella costruita però quest’anno è una squadra dallo spiccato equilibrio tra talento e gregariato, al contrario dell’ammasso di talento dello scorso anno, dove elementi come DeAndre Liggins, Darius Miller e Josh Harrelson fanno pentole e coperchi sui due lati del campo.

    Poi non dimentichiamo che comunque il talento c’è in Terrence Jones, Brandon Knight (ma quanto è clutch?!?) e Doron Lamb, quindi l’imprevedibilità della squadra è sempre mantenuta.

    Chissà se con il turco Kanter avrebbero avuto lo stesso successo….

  • Tra parentesi, nessuna numero 1 nelle Final Four, evento che non si aveva dal 2006, l’anno di George Mason. Quando si dice le coincidenze…
  • Kansas, come previsto, si è persa non contro un top team, ma contro una squadra che ha fatto dell’entusiasmo il proprio credo e la forza principale, così successe 12 mesi fa contro la Northern Iowa di Alì Faroukmanesh.

    Ora per i Jayhawks ci sono tante domande a cui rispondere sul proprio futuro, e tutto legato al Draft di Giugno, dove molto probabilmente faranno capolino i gemelli Marcus e Markieff Morris, forse Josh Selby (non che quest’anno abbia dato una grandissima mano) e nelle ultime ore sio parla anche di un “testing the waters” da parte di Thomas Robinson, la pietra angolare su cui voleva contare Bill Self per la ricostruzione del prossimo anno.

    Brutto lavoro per Self, forse il più difficile degli ultimi anni.

  • Continuando a parlare di allenatori, con la fine della stagione di alcuni atenei sono iniziati anche i valzer delle panchine, a cui tra i più famosi, ha dato il via Tennessee con l’allontanamento di Coach Pearl.

    Dopo le ipotesi che volevano Lawrence Frank sul pino dei Vols, alla fine a guadagnarsi il posto è stata una vecchia conoscenza dei nostri campionati, ovvero Cuonzo Martin, reduce dalla buonissima stagione a Missouri State, nonostante la sconfitta nella finale Missouri Valley.

    Inaspettata e veloce invece l’approdo di Mike Anderson da Missouri ad Arkansas. Ora i Tigers sembrano puntare tutte le loro carte su Matt Painter di Purdue, non molto convinto del programma dei Boilermakers, che però potrebbe trovarsi una squadra difficile da riadattare ai Fastest 40 minutes in Basketball attuati da Anderson.

    E attenzioni alle quote di Shaka Smart alla fine del weekend texano.

  • La fine della stagione ovviamente porta anche a parlare di Draft, e le voci iniziano a farsi serie.

    Rimanendo in Tennessee, sembra che Harris (dichiarato) e Hopson (non ancora) vogliano provare le loro carte nei vari provini e alla Combine, e la stessa decisione sembrano averla presa anche Darius Morris (Michigan) e Kevin Jones (West Virginia).

    E’ però tra quelli che hanno intenzione di rimanere al college che passano i nomi più importanti: da Jordan Hamilton fino ad arrivare al mistero Tristan Thompson (chi dice che rimane, chi invece che ha già firmato un agente), da Will Buford a Renardone Sidney per collimare col nome più antisonante, Jared Sullinger.

    Ma occhio alle scelte fatte dopo una sconfitta, a Columbus infatti si ricordano di un Mike Conley pronto a restare dopo la Finale persa contro Florida nel 2007, per poi fare retromarcia al primo miraggio a forma di presidenti spirati.

  • Per tutte le Early Entries comunque vi rimando alla nuova sezione provvisoria del blog.
  • Rimanendo a parlare di prospetti, mercoledì notte ci sarà l’atteso McDonlad’s All American, ovvero la vetrina per i migliori prospetti liceali dello stato.

    Oltre ai già conosciuti Austin Rivers, Michael Gilchrist, Mick Kabongo e Anthony Davis, ci sono tanti fratelli d’arte come Marquis Teague (fratello del Jeff di Atlanta), Cody Zeller (fratelllo del Tyler di UNC e dell’ex-Fightin’ Irish Luke) e Marshall Plumlee (minore dei due Blue Devils) e un nipote d’arte quale James McAdoo, il cui zio non è altro che il Bob assistente di Miami e grandissimo realizzatore sia in campo Nba che in quello europeo.

 Leave a Reply

(required)

(required)

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>