• La vendetta va servita su un piatto freddo, e quello che North Carolina ha passato a Duke è una pietanza glaciale, almeno a vedere l’importanza di quest’ultima sfida.

    La 231esima sfida della Tobacco Road infatti non solo ha dimostrato che UNC sta risalendo ottimamente la china a discapito di una partenza stagionale assai complicata, ma ha anche scalzato i cugini di Durham dalla vetta della ACC proprio all’ultimo ballo, quello che consente ai Tar Heels di tagliare la retina come vincitori della stagione regolare della Conference e di aspirare ad un seed alto per il Torneo, visto che la Madness è alle porte.

    Appunto un’altra grande prova da parte dei ragazzi di coach Roy Williams, che dal momento in cui ha sostituito il deludente Larry Drew (lasciando poi definitivamente la squadra poco tempo dopo) con il freshman Kendall Marshall ha ottenuto una virata più che positiva.

    Basterebbe guardare il record per capirlo (1 sola sconfitta da quando Marshall è starter, l’andata della sfida contro Duke), ma quando guardi come giocano capisci che qualcosa è cambiato. A partire dal rendimento di Harrison Barnes, che nelle ultime partite è salito di livello in maniera importante ricordando agli addetti ai lavori perchè era considerato il miglior recruit dell’anno, passando per un sistema che coinvolge tutti in maniera equa, senza rovinare gli equilibri precedenti, ed un miglior uso della transizione.

    Tanto di cappello a coach Williams per essere tornato sui suoi passi, ma ora viene il difficile.
    Infatti la squadra è in un momento magico, ma l’infortunio a Regie Bullock riduce la già corta panchina dei Tar Heels, che ora dovranno affrontare il Torneo di Conference e la March Madness con un backcourt formato dai soli Marshall, Strickland e Barnes con il solo McDonald come valido cambio dal pino.

  • Abbiamo parlato la scorsa settimana della grande vittoria di BYU su San Diego State, che ha permesso ai Cougars di iniziare ad ambire seriamente ad un seed #1 per il Torneo. Ecco, diciamo che la magia è durata poco.

    Poche ore dopo la vittoria infatti l’università ha espulso dalla squadra Brandon Davies, cardine del gioco interno e di corsa di coach Rose, con il risultato che nella partita seguente contro New Mexico è arrivata una sonante sconfitta che ha distrutto momentaneamente questi sogni.

    Il motivo della espulsione? Aver fatto sesso con una ragazza.
    Nessuna violenza, nessuna forzatura, solo che il rigidissimo Honor Code della Brigham Young University, di chiaro stampo mormone, vieta categoricamente il sesso prematrimoniale. Così come la crescita di peluria facciale, le imprecazioni, l’assunzione di alcol, the e caffè. La morte dell’Universitario medio, insomma.

    Ovviamente accettando la borsa di studio da parte dell’Università devi accettare anche lo stile che impone, ma questo ha avuto il suo riscontro mediatico e per una settimana l’Honor Code e la sua efficacia ha avuto posto sulle maggiori testate giornalistiche nazionali.

    Ora sembra però che l’ateneo voglia far ritornare Davies, anche perchè questa è la miglior stagione di sempre per i Cougars ed hanno la possibilità di calcare vette  inedite. Intanto il ragazzo ha partecipato alla festa per la vittoria della Mountain West, ha tagliato la retina e la folla lo ha acclamato continuamente, facendo passare in secondo piano anche un evento come la Senior Night di Jimmer Fredette.
    Che sia un passo?

  • E con l’avvento della March Madness arrivano anche i primi bid automatici per il Torneo che avrà inizio il 15.
    Oltre alle squadre già sicure di un posto, si aggiungono anche i primi verdetti per quanto riguarda i tornei delle Conference minori, le mid-major.

    La prima sorpresa si è avuta nella BigSouth dove Coastal Carolina, numero 1 della stagione regolare e padrona di una striscia vincente di 22 partite consecutive, si è dovuta piegare in finale a UNC Asheville.

    Altro risultato inatteso è quello della Missouri Valley, con Indiana State che con due upset consecutivi sulle favorite Wichita State e Missouri State, è riuscita a tornare a vincere la Conference dopo 10 anni.

    Nella Ohio Valley invece poche sorprese, dove la Morehead State di Kenneth Faried si riprende il titolo già vinto due anni fa per la prima volta.

  • A proposito di Faried, l’energico dreadlockato chiuderà la sua carriera universitaria non solo come miglior rimbalzista della sua scuola ma della storia moderna della Ncaa.

    3 settimane fa infatti, Faried ha passato Tim Duncan in questa speciale classifica, fermatosi a 1575. Il tabellino dell’ala continua comunque a correre ed al momento in cui scrivo il contarimbalzi si assesta sulle 1643 carambole.

    Una media che supera i 12 rimbalzi per gara. Impressionante.

  • Come ci sono le squadre già sicure di un posto al Torneo, ce ne sono altre che invece dovranno sudarsi l’ingresso nella Champ Week.

    Tra queste le più importanti sicuramente si hanno nella Big Ten, dove Illinois e Michigan State cercano le vittorie giuste. Illinois dovrà vedersela con la Michigan che proprio in questo fine settimana ha buttato gli acerrimi rivali Spartans nel baratro, costringendoli ad una partita in più contro Iowa. Quest’ultima è avversaria tutt’altro che facile visto che vola sulle ali dell’entusiasmo avendo battuto Purdue nell’ultima di regular season.

    Interessante anche la situazione della SEC, dove Alabama e Georgia cercano di recuperare terreno su una Tennesse che sembra molto più avvantaggiata. Proprio i Crimson Tide ed i Bulldogs possono accoppiarsi nel secondo turno, mentre la banda di Pearl ha il terribile incrocio contro Florida.

    Tra le altre situazioni da godersi in questa settimana: l’ultima disperata rincorsa di Baylor (Dun intanto diventa il miglior realizzatore nella storia della Big12), il continuo suicidio di Virginia Tech e la lotta nella C-USA tra Memphis e UAB.

  • Detto delle delusioni di Illinois, Michigan State, Baylor e di Tennessee, le quali però hanno ancora una possibilità ad entrare nel Torneo, c’è da registrare la fallimentare stagione dei Minnesota Golden Gophers.

    Partiti con una squadra che aveva mantenuto gran parte degli elementi dell’anno passato, i ragazzi di Tubby Smith sono arrivati alle partite di Conference con una sola sconfitta, ma nel momento che hanno iniziato a contare si sono sciolti come neve al sole concludendo con un record di 6-12 all’interno della Big Ten.

    Ora l’unica possibilità per andare a giocare il Torneo è vincere la Conference, ma sembra che oramai i giorni di Smith come coach di Minnesota siano giunti al termine.

  • Altra hot seat che salta è quella di Pat Knight, figlio del grande Bobby.
    Stavolta buon sangue mente.
  • Tra le varie Senior Night (per chi non lo sapesse è la celebrazione dei senior nella ultima partita casalinga della squadra) da segnalare quella per Charles Jenkins di Hofstra.

    Il leader dei Flying Dutchman ha avuto l’onore di vedersi ritirare la maglia n°22  proprio nel giorno in cui giocava la sua ultima partita in casa.

    Solitamente questo tipo di trattamento avviene anni dopo aver concluso la carriera universitaria (vedi ad esempio Allan Houston che ha visto innalzare la sua 20 di Tennessee solo in questo weekend), ma Jenkins è un vero idolo nel campus, miglior scorer nella storia dell’ateneo e trascinatore in ogni partita.

    Attenzione a non dimenticarsi di questo nome, perchè molti scout sono passati dalle di Hempstead…

  • La nostra solita nota di colore stavolta la vogliamo spendere sul piano musicale.

    George Mason è una delle squadre più interessanti nel panorama delle mid major team, è salita alla ribalta 6 anni fa come una delle Cenerentole più agguerrite che si ricordano e quest’anno, nonostante il torneo della Colonial non sia stato granchè positivo (eliminata in semifinale da VCU), dovremmo trovarla ancora una volta alla March Madness.

    Tra le caratteristiche di questo ateneo c’è sicuramente la banda universitaria.
    Green Machine, questo il nome della banda, è infatti una delle più singolari in quanto suona pezzi che vanno dal pop al rap passando tranquillamente da rock e metal, come Rage Against The Machine, Aerosmith, Michael Jackson, Stevie Wonder ed altri…

    Sarebbe alquanto pittoresco vedere il loro repertorio durante la March Madness.
    D’altronde la pazzia passa anche da qui.

  6 Responses to “HoopsFocus – 8a Puntata”

  1. Al di là della citazione tarantiniana (La vendetta è un piatto che va servito freddo” – Kill Bill vol. 2… sempre sia lodato :D ) toccati tutti i punti più importanti del CB. complimenti

    • Ti ringrazio. :D
      A dire la verità non è stato facile far entrare tanti argomenti (tra Champ Week, Bubble Watch e prime proiezioni per il Torneo), quindi se qualcosa è stato dimenticato, chiedo venia.

  2. Nonostante il deciso miglioramento continuo ad essere scettico su Barnes anche in ottica NBA. PMi pare per ora manchi qualcosa a livvello di IQ, certe scelte mi sembrano inadeguate al suo potenziale che rimane enorme.

    Peraltro leggevo che se saranno confermate le voci di un lockout quasi inevitabile, coach Williams lo avrebbe quasi convinto che è molto meglio restare un anno in più ad UNC che stare un anno fermo ad aspettare che l’NBA riparta.

    • Di Barnes non capisco come mai non riesce (o non lo fa) ad attaccare prima la partita. Sembra giochi con le marce basse per poi svegliarsi solo quando conta. Secondo me al momento non è neanche un clutch player, ma solo un clutch shooter.

      Per quanto riguarda il possibile anno da sopho, secondo me vale lo stesso discorso di Irving: se gli fanno annusare una scelta top3, ciao ciao campus… :)

      • Il problema è se in NBA si gioca o meno.

        Agenti di grido come David Falk o Leon Rose, hanno già detto chiaramente che la stagione salta al 95% perchè l’NBA ha i conti in rosso (si parla di un 1,2 miliardi di dollari di debito solo sull’esrcizio del 2010) e ha bisogno di un drastico cambio di rotta, altrimenti fallisce in 3-4 anni con le regole attuali, e l’associazione giocatori non vuole abbassare ne i contratti al massimo salariale, ne concedere il 30% che i giocatori hanno dagli introiti extrabasket che è una richiesta che l’NBA pretende (giustamente), e si sta pure opponendo in tutti i modi al fatto che l’NBA imporrà sicuramente il salary cap Hard in stile NFL (togliendo quindi tutte le eccezioni tranne una rivisitazione della LBE).

        I margini di accordo sono pressochè nulla.

        Bisogna capire a questo punto se a uno come Barnes o Irving conviene andare al draft e poi stare un anno fermo senza stipendo (perchè nel caso il locout sarebbe dichiarato subito dopo il draft e prima della firma dei contratti dei rookie), oppure farsi un altro anno di college, tanto a livello di draft non cambia nulla, perchè nel nuovo accordo collettivo alzano l’età minima del draft a 20 anni e quindi i freshman del prossimo anno (Austin Rivers e co) sono fuori dal draft ’12.

        • Infatti siamo sempre nel campo dell’ipotesi, però seguendo il tuo discorso non ci dovrebbe essere nessuno che si dichiara al draft quest’anno se non i senior e gli europei.

          Invece credo che alla fine chi si trova in cima difficilmente toglierà la sua candidatura.

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