Feb 192011
 

Seconda puntata della rubrica che cerca di valutare i vari prospetti in relazione ai relativi rendimenti ed ai passi in avanti (o indietro) fatti durante questa parte di stagione, sempre più a ridosso della March Madness, luogo dove questi borsini subiranno continue variazioni.

Tanti senior stavolta, conseguenza di un lockout che sembra sempre più vicino e che porterà molti ragazzi ad attendere un altro anno di college prima di dichiarasi per il draft.

CHI SALE

JORDAN HAMILTON (SG/SF, Texas, Sophomore)

Di lui avevamo già trattato ad inizio stagione, parlandone come di un giocatore atteso all’esplosione dopo una stagione da freshman distante dalle aspettative.

Diciamo che l’esplosione c’è stata, e roboante per giunta.

Hamilton infatti sta giocando una grandissima stagione sia dal punto di vista numerico (18,7 punti e 7,6 rimbalzi di media) ma soprattutto da quello che concerne la sua crescita a livello tecnico. Sta mostrando di essere uno dei migliori realizzatori di tutto il College Basketball mostrando grandi miglioramenti dal punto di vista decisionale, grande pecca del suo primo anno, e sulle modalità con cui arrivare al canestro tramite letture e confidenza nei propri mezzi. Come nel jumpshot, dove ha acquisito molta sicurezza ed una meccanica molto più fluida continua che gli permette di avere un range di tiro veramente ampio.

Da non sottovalutare anche le sue doti a rimbalzo e i margini di crescita, visto che a quasi 21 anni è un giocatore tutt’altro che completo.

NOLAN SMITH (PG/SG, Duke, Senior)

La grande vittoria in rimonta contro North Carolina gli ha dato il giusto palcoscenico che gli spetta quest’anno.

Sì perchè il modo in cui si è caricato la squadra sulle spalle nel momento in cui Kyrie Irving si è dovuto fermare ai box per il problema al dito del piede può sembrare di poco conto quando si parla di Draft, ma invece ha una grande importanza sotto una caratteristica non molto comune ai prospetti di cui più si parla: leadership.

Nolan Smith è un giocatore con questa grande propensione alla responsabilità, e non lo ha mostrato solo quest’anno, basti pensare a come è venuto fuori nella partita contro Baylor nei Regionals scorsi, quando Singler e Scheyer si bloccarono davanti ad una Houston colorata di gialloverde ed il nostro chiuse con 29 punti innescando le azioni chiave che portarono alla vittoria.

Oltre alla grande intelligenza cestistica, Smith porta con sè anche buone doti realizzative, ma è molto difficile che riesca a trasferire queste cifre al piano di sopra. Molto più probabile invece che possa diventare il complemento perfetto ad un playmaker con poca costruzione di gioco. Ed i GM Nba che sceglieranno intorno alla 20 potrebbero farci più di un pensierino.

ALEC BURKS (SG, Colorado, Sophomore)

Disperso tra le montagne rocciose di Boulder ed una Conference che punta i suoi riflettori sulle nuove regine del ranking, Kansas e Texas, questo ragazzo proveniente dal Missouri sta sempre più venendo fuori come uno dei prospetti più interessanti nel ruolo di guardia.

Già lo scorso anno era riuscito ad attirare le attenzioni del piano di sopra con il trofeo di Freshman Of The Year, strappandolo dalle mani di giocatori che hanno già fatto il salto come Udoh (era junior, ma al suo primo anno a Baylor e quindi nella Conference), Xavier Henry ed Avery Bradley, ed in questa stagione il suo cammino non si è certo fermato riuscendo a migliorare le sue cifre ed il suo gioco.

Burks è una guardia dotata di altezza (arriva quasi ai 2 metri, atletismo e di un vasto repertorio offensivo. E’ molto abile ad arrivare al ferro, grazie alle buone capacità di palleggio, controllo del corpo e alla velocità di piedi che gli permette cambi di direzione fulminei, ma ha anche buone basi di midrange game ed un tiro che seppur poco continuo può dare soddisfazioni.

Deve sicuramente migliorare quest’ultimo aspetto, l’apporto difensivo e sul lato fisico, ma gli istinti offensivi di Burks sono una caratteristica che può essere utilizzata in più modi ed è per questo che gli scout lo seguono con molta attenzione.

KENNETH FARIED (PF, Morehead State, Senior)

Se il talento di Burks era offuscato dalle squadre più importanti, in questo caso il problema si pone sul livello della Conference, visto che la Ohio Valley non è proprio quella più seguita e non solo da questa parte dell’Oceano.

Faried però è uno di quei prospetti che nonostante la midmajority, ha sempre ricevuto le giuste attenzioni a livello nazionale, da addetti ai lavori ed emittenti, senza mai uscire dai discorsi in cui si parla di draft e di chi potrebbe essere oggetto di una scelta al primo giro.

La stessa cosa invece non si può dire in una realtà più vicina alla nostra, ed è per questo che abbiamo deciso di inserirlo in questa rubrica, perchè ora la PF decorata dai dreadlock ha iniziato a farsi conoscere anche oltre ai limiti nazionali, grazie al suo gioco che ricorda molto Rodman.

Paragone esagerato forse, ma che rispecchia totalmente le caratteristiche di Faried, giocatore intelligentissimo in difesa, capace di tenere sia giocatori d’area che perimetrali, assumendo le sembianze di un incubo per chi si appresta a giocare pick&roll contro di lui. Ed anche a rimbalzo il paragone è calzante, visto che sfrutta sì la grande energia di cui dispone, ma fa anche buon uso di un grande intuito e di una tecnica che lo porta sempre a cercare il contatto con l’avversario per alzarsi indisturbato verso il pallone.

Ripetiamo, paragone con Rodman esagerato, però è proprio questo che fa innamorare di lui.

CHI SCENDE

DEMETRI MCCAMEY (PG, Illinois, Senior)

Mese difficilotto per il playmaker dei Fightin’ Illini.

Come se non bastassero le brutte prove in sequenza che hanno portato i ragazzi di Weber a ridimensionare il loro impatto all’interno della combattuta Big Ten, ci ha pensato proprio il coach degli arancioni a rincarare la dose, accusando ad una trasmissione radio che Demetri sta pensando più al suo futuro, lavorando continuamente sul tiro, che al bene della squadra, ignorando i suoi doveri di leader.

Accusa pesante (e forse fuori luogo) quella di Weber, ma che però mette sicuramente in allerta per quanto riguarda la testa del ragazzo, dopo che già tempo fa era già stato criticato per la sua scarsa attitudine a rimanere in forma nei momenti in cui staccava la spina dalla pallacanestro.

Le qualità all’interno del rettangolo di gioco non si discutono, ma comportamenti del genere non creano grossa pubblicità.

SHELVIN MACK (PG/SG, Butler, Junior)

Ecco un altro giocatore atteso ad una stagione in cui elevare il proprio livello e che invece sta trovando grosse difficoltà nel suo percorso.

Dopo una stagione trionfale con i Bulldogs che sono andati ad uno sdeng da coronare il sogno di Cenerentola, ci si aspettava che Mack, dopo la partenza di Hayward destinazione Nba, riuscisse ad essere il nuovo go to guy della squadra di Stevens; teoria ancora più ingigantita dall’ottimo stage fatto con la Nazionale Usa alla vigilia dei Mondiali in Turchia, dove Mack ha stupito tutti per il modo in cui controllava il gioco, sapeva giocare il pick&roll e trovare vie per arrivare al canestro.

Tutte queste aspettative si sono ritirate nel momento in cui la stagione ha iniziato ad alzare i giri e Mack, a pari passo con Butler, non è ancora riuscito ad ingranare la marcia giusta nella Horizon, Conference tosta ma non impossibile, soprattutto quando vieni da una Finale Ncaa.

Pure le statistiche non hanno fatto il passo avanti necessario ed il suo gioco continua ad essere a metà strada tra la guadia ed il playmaker senza che nessuno dei due ruoli venga fuori in maniera preponderante lasciando tanti dubbi sul ruolo che potrebbe svolgere tra i Pro.

JOSH SELBY (PG/SG, Kansas, Freshman)

Parli di giocatori ancora nel limbo dei ruoli e spunta fuori un altro elemento calzante a questo identikit.

Partenza difficile quella di Selby, non fosse altro che la sua stagione è iniziata con 9 partite in ritardo a seguito di alcuni benefits non molto apprezzati dalla Ncaa, aggiungiamoci anche l’impatto con una squadra che al momento del suo ritorno aveva 0 sconfitte nel tabellino ed equilibri già testati. Il freshman comunque si è presentato con una prestazione da 21 punti condito dal game-winner allo scadere contro USC e 18 punti a domicilio di California.

Da lì in poi tanta discontinuità di rendimento e la sensazione che il giocattolo di Self si fosse non rotto ma sicuramente complicato dall’aggiunta del nuovo ingranaggio.

Ha lampi di talento incredibile, ma non riesce a trovare un suo ruolo all’interno di una squadra già rodata talvolta risultando dannoso. Chissà che lo stile già più individuale della Nba non riesca a nascondere questo difetto, ma difficilmente un giocatore del genere piace ad una squadra che punta a vincere.

CHI PUO’ SORPRENDERE

NORRIS COLE (PG/SG, Cleveland State, Senior)

Poco sopra parlavamo della difficoltà per chi gioca in una midmajor team di venir fuori nei discorsi riguardanti il draft e di come Butler stia facendo fatica all’interno della Horizon. Diciamo che Cole ha trovato il modo per venir fuori da quell’anonimato e al tempo stesso di essere una delle causa per cui i Bulldogs fanno fatica nella Horizon.

E’ ancora fresca la grande prestazione da 41 punti, 20 rimbalzi e 9 assist che ha scosso l’America, seconda prestazione da 40+20 negli ultimi 15 anni dopo quella fatta da Blake Griffin due anni or sono, che ha confermato i suoi Vikings in cima alla Conference.

Cole è un giocatore di come se ne trovano a bizzeffe nelle viscere del College Basketball, ma il suo modo di giocare, di avere sempre il controllo di situazione e squadra, di creare tiri per sè e per i compagni ha attirato molta curiosità su di lui e non è difficile che qualche Gm, ammaliato da queste peculiarità, non gli dia una possibilità il prossimo giugno.

I SENIOR-GREGARI

In una Lega dove il gioco passa sempre più dalle superstelle, non è difficile che nel prossimo draft qualcuno preferisca spendere la propria scelta (ovviamente parliamo di fine primo giro fino ad arrivare al secondo) per un giocatore di sistema che possa integrarsi alla perfezione in una squadra che ha bisogno di caratteristiche ben definite. Ecco che quei gregari elementi fondamentali per le sorti delle loro Univsità possono trovare lo steso spazio anche a livello professionistico.

Pensiamo ad esempio a Pittsburgh, che vanta tra le proprie fila due molto interessanti in questo contesto quali Gary McGhee (C) e Gilbert Brown (SG/SF), grandi difensori e giocatori solidi che hanno caratteristiche fisiche tali da poter trasferire il proprio gioco anche a livello professionistico.

Stesso discorso va fatto per due giocatori quali Justin Holiday (SG, Washington) e David Lighty (SF, Ohio State). Holiday è il fratello maggiore del Jrue play dei Sixers ed ha fatto grossi passi avanti nei 4 anni passati dagli Huskies, migliorando sensibilmente sul perimetro (tiro e ball handling) e sul lato difensivo, dove è uno dei migliori all’interno della Pac10. Lighty invece attualmente è un importantissimo elemento di complemento nei Buckeyes, capace di essere un fattore su più fronti.

Elementi che magari non spostano molto su carta ma che portano intangibles e sacrificio ogni volta che scendono in campo.

  2 Responses to “Draftology’s Draft Stock – 19/2/2011”

  1. Faried idolo assoluto delle folle.

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